Pierluigi Glionna, la lettera-appello su Facebook: “Sono Pierluigi, non Piergay”

di redazione Blitz
Pubblicato il 1 febbraio 2018 14:11 | Ultimo aggiornamento: 1 febbraio 2018 14:11
La lettera appello di Pierluigi Glionna su Facebook

Pierluigi Glionna (Foto da Facebook)

SPINAZZOLA (BARLETTA-ANDRIA-TRANI) – “Sono Pierluigi, non Piergay”: inizia con queste parole la lettera aperta di Pierluigi Glionna, un giovane di 19 anni di Spinazzola, provincia di Barletta-Andria-Trani.

Su Facebook Glionna, studente del Dams di Torino, ha raccontato un episodio di bullismo di cui è stato vittima di recente. Protagonisti alcuni ragazzini di 13-14 anni.

“Ciao, sono Pierluigi; per gli amici Pier, Pipè, Piè… per molti sono purtroppo PIERGAY. Ho quasi 20 anni e sono di Spinazzola. Sono nato in una famiglia in cui la diversità è vista come è realmente: qualcosa di unico, da valorizzare e custodire”, scrive Pierluigi. “La mia vita però, fin dai primi anni delle scuole elementari è stata “macchiata” da voci, insulti, ingiuri sul mio conto... e da quella parola (che eviterò di riscrivere) che leggete lì in alto. Per quasi 10 anni non c’era volta che attraversavo una piazza e non sentivo insultarmi o vedere gente che rideva di me; non potevo entrare in un bar o semplicemente uscire con le mie amiche. PER 10 ANNI”.

“Questo schifo, continua Pierluigi, mi ha fatto cambiare scuola superiore perchè ogni giorno durante il viaggio di ritorno subivo bullismo. Questo schifo mi ha fatto rinchiudere dentro casa per un periodo perchè avevo paura di uscire. Mi piacerebbe raccontarvi che questa VIOLENZA sia finita. Non è così.
Stasera ho fatto un brutto salto nel passato; un gruppo di bambini di 13 o 14 anni (anche se a quell’età bambini non lo si è più) mi hanno urlato questo schifoso nomignolo per strada, hanno fatto versi e detto frasi sul mio conto. (…) Mi hanno seguito per tutto il tempo e hanno continuato ancora e ancora ad urlare.(…) Questa cosa fa male!”.

“Non si può giustificare ogni cosa che dice un bambino, sono stanco di sentire genitori che mi dicono “ma mio figlio si fa trasportare”, prosegue il giovane pugliese.  Questo è un appello che faccio perché sono stanco di subire una violenza, perché questa è una violenza a prescindere se la bocca sia di un bambino o di un adulto. La cosa che mi da più rabbia è che sono le nuove generazioni, gli adolescenti, i bambini ad usare questi termini… insomma da chi nel 2018 dovrebbe sapere che GAY non è una parolaccia, che GAY un insulto non è. (…) Crescete, scoprite, informatevi se siete ignoranti… perché un giorno che uscirete da questo paesino sarete piccoli come formiche e vi accorgerete realmente di com’è il mondo. Vorrei fare un appello anche a tutti i genitori: insegnate ai vostri figli che il mondo va avanti, che la vita è corta e bisogna vivere esaltando l’amore, l’amicizia, le passioni”.

Il posto di Pierluigi è diventato virale nel giro di poche ore, collezionando oltre novecento condivisioni e 4.800 like.

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