Pietro Genovese “aveva assunto droghe i giorni prima, ma quella notte era lucido”. Le analisi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Gennaio 2020 9:21 | Ultimo aggiornamento: 2 Gennaio 2020 9:21
Pietro Genovese, Ansa

(foto d’archivio Ansa)

ROMA – “Aveva assunto droghe i giorni prima, ma quella notte era lucido”. Per Pietro Genovese è il giorno dell’interrogatorio. Il ventenne figlio del regista Paolo è agli arresti domiciliari dal 26 dicembre scorso per duplice omicidio stradale, dopo aver investito con il suo suv le due sedicenni di Collina Fleming, Gaia e Camilla, a Corso Francia nella notte tra sabato 21 e domenica 22 dicembre.

Sono sbucate all’improvviso, non le ho viste”. Pietro Genovese in questi giorni ha continuato a ripetere di non aver visto Gaia e Camilla.

È ragionevole, ma non scontato, pensare che confermi questa versione durante l’interrogatorio con la giudice per le indagini preliminari, Bernadette Nicotra. Sempre che il ventenne decida di rispondere alle domande e non si avvalga della facoltà di non rispondere.

Le dichiarazioni di Genovese saranno anche confrontate con quelle dei suoi amici: Davide Acampora e Tommaso Edoardo Fornari Luswerg. Si tratta dei due amici che viaggiavano con lui quella notte.

Genovese comunque si dovrà confrontare con tre questioni: la sua velocità, il tasso alcolico nel sangue e la questione droghe. Nei giorni precedenti, come scrive Ilaria Sacchettoni del Corriere della Sera, il ragazzo aveva consumato sostanze stupefacenti (cocaina, hashish) ma, come rivelano i test, quando ha investito Gaia von Freymann e Camilla Romagnoli non era sotto l’effetto di droghe.

Per la Gip Pietro Genovese “la notte di sabato 22 dicembre scorso percorreva una strada all’interno di un agglomerato urbano, in un punto caratterizzato dalla presenza di case e locali notturni della movida romana, a velocità elevata a tenore degli elementi sopra esposti, e con un tasso di alcol nel sangue superiore al limite consentito, con la conseguenza che in astratto pur non avendo concepito come concretamente realizzabile l’incidente stradale e non averlo in alcun modo voluto, in concreto con la sua condotta si sia rappresentato la possibilità di cagionare un evento non voluto confidando al contempo nelle sue capacità alla guida così da poterlo scongiurare”.

Fonte: Ansa, Il Corriere della Sera.