Pietro Sini, carabiniere restituisce medaglia d’oro per protesta: lo Stato gli chiede risarcimento

di Daniela Lauria
Pubblicato il 5 Luglio 2019 11:11 | Ultimo aggiornamento: 5 Luglio 2019 11:11
Pietro Sini, carabiniere restituisce medaglia d'oro per protesta: lo Stato gli chiede risarcimento

Pietro Sini, carabiniere restituisce medaglia d’oro per protesta: lo Stato gli chiede risarcimento

SASSARI – Un anno fa ha restituito la medaglia d’oro in segno di protesta, perché non gli è stato riconosciuto l’aggravamento della sua invalidità. E ora lo Stato è tornato a chiedergli il risarcimento. E’ la storia paradossale di Pietro Sini, 55 anni di Porto Torres, appuntato dei carabinieri in congedo dopo l’attentato del 12 novembre 2003 a Nassiriya, al quale scampò per puro caso e che gli valse appunto la medaglia d’oro di vittima del terrorismo.

Una medaglia che lui ha riportato al comando generale dell’Arma, in aperta polemica con lo Stato perché la sua invalidità è rimasta ferma al 25%. Ora, però, oltre al danno la beffa: gli hanno chiesto il pagamento del conio, 1.410 euro, graziandolo dell’Iva.

“Dal giorno di quel gesto nessuno mi ha mai chiamato per parlarmi, per chiedere il motivo della mia decisione – racconta all’Ansa l’ex carabiniere – in compenso hanno voluto la mia presenza alle cerimonie e alle commemorazioni: ‘La tua figura è importante per tutti’, mi dicevano”.

Quelle telefonate tanto attese le ha iniziate a ricevere qualche giorno fa. Ma di tenore completatamene diverso. “Mi hanno detto di andare in caserma a ritirare un atto della Prefettura di Sassari, mantenendo la massima riservatezza sul contenuto”. Così, giovedì mattina alle 10.30 l’ex appuntato ha varcato la soglia della Compagnia di Porto Torres scoprendo che gli venivano chiesti i soldi per il conio della medaglia d’oro da lui rifiutata.

“E’ una cosa assurda – denuncia Sini, che nel frattempo da dato tutto in mano al suo avvocato – sono stato io stesso, a mie spese, a restituire la medaglia portandola fino a Roma. Sono sicuro: questa è una presa di posizione contro di me, perché li ho affrontati pubblicamente”.

Riformato dopo l’attentato di Nassirya, per il quale riceve una pensione, l’ex carabiniere vive a Porto Torres con la moglie e i due figli. “Quando ho chiamato mia moglie per raccontare cosa era accaduto, mi ha chiesto se stessi scherzando: purtroppo no – dice Sini avvilito – questo non è uno scherzo”. (Fonte: Ansa)