Pietro: velocità da uccidere. Gaia e Camilla: corresponsabili loro morte

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Dicembre 2019 9:43 | Ultimo aggiornamento: 27 Dicembre 2019 14:52
Pietro Genovese: velocità da uccidere. Gaia e Camilla: corresponsabili loro morte

Pietro: velocità da uccidere. Gaia e Camilla: corresponsabili loro morte (nella foto Ansa, il punto dell’incidente in Corso Francia)

ROMA – Pietro Genovese è stato arrestato, l’accusa è quella di aver provocato con la sua condotta la morte di Gaia e Camilla, le due ragazze sedicenni investite su Corso Francia che a Roma è uno stradone di fatto ad alta velocità. Troppa velocità è la prima contestazione del magistrato a Pietro Genovese. Troppa da uccidere. Lì doveva andare a 50 chilometri l’ora, andava almeno ad 80 l’ora.

Troppa velocità e non solo. Di sicuro troppo alcol in corpo. Riscontrato dall’alito vinoso e dalle analisi immediate. Troppa velocità e troppo alcol che hanno fatto della guida di Pietro una guida “incauta”. E “imprudente”. I termini incauta e imprudente non sembrino troppo leggeri, configurano infatti una diretta responsabilità nella sequenza degli avvenimenti. L’ipotesi giudiziaria, ma anche quella del senso comune, è che con una minore velocità e con meno alcol in corpo Pietro alla guida del suo Suv avrebbe visto ed evitato le due ragazze che attraversavano. Forse. Ma il dubbio è a suo carico. Avesse guidato più piano e sobrio forse poteva vederle. Guidando nelle condizioni in cui guidava ha diminuito, se non azzerato, le possibilità di vedere Gaia e Camilla e quindi di non investirle mortalmente.

Troppa velocità e troppo alcol, non però l’aggravante dell’uso di droga. Tracce di droga sono state rilevate nelle analisi di laboratorio ma nessuno può dire sulla base di queste risultanze se l’assunzioni di droga sia avvenuta quella sera o nei giorni precedenti. Quindi non si può dire con certezza che Pietro quella notte fosse anche in condizione di riflessi ritardati dalla cannabis o sovraeccitato da cocaina. Si può supporre, ma il magistrato che ne comanda l’arresto va sul sicuro: troppa velocità e troppo alcol.

E qualcosa forse di peggio, una sorta di recidività di Pietro non guidare contro regola e in maniera pericolosa. Pesanti e ripetute e pericolose infrazioni al codice nella storia di Pietro patentato. Un guidare indifferente e pericoloso per il prossimo più volte riscontrato.

Ma Gaia e Camilla sono state “corresponsabili delle loro morte”. E’ una frase durissima ma del tutto realistica: Gaia e Camilla hanno per attraversare scavalcato un guardrail posto sotto un pilone stradale, guardrail da cui è evidente non si possa tentare l’attraversamento di una strada di fatto a sei corsie, lunga e trafficata. E l’hanno fatto di notte, mentre pioveva. Quindi in condizioni di visibilità difficili, senz’altro ridotte. E hanno attraversato, tentato di attraversare lo stradone, fuori, lontano dalle strisce pedonali.

Ancora da chiarire due punti, non marginali. Mentre Camilla e Gaia con somma imprudenza scavalcavano il guardrail il semaforo per le auto era rosso o verde? Sembra fosse verde ma la circostanza è ancora da appurare definitivamente.

Secondo punto: Pietro dopo l’impatto ha fermato la sua auto a trecento metri di distanza. Era ancora su Corso Francia o aveva impegnato una curva e uno svincolo? E non smentita e non confermata la circostanza secondo cui la sua prima telefonata sia stata al padre e non per chiedere soccorso.

E’ tremendo da dire e da leggere nell’ordinanza del magistrato ma nella tragedia di Corso Francia non ci sono innocenti ed esenti da responsabilità, nemmeno le vittime.