Pieve Modolena, barricato da 8 ore: “Voglio parlare con Salvini. Vi ammazzo tutti”. Si prepara un blitz

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 novembre 2018 13:53 | Ultimo aggiornamento: 5 novembre 2018 17:14
Barricato da 5 ore: "Voglio parlare con Salvini o vi ammazzo tutti". Si prepara il blitz (foto Ansa)

Barricato da 5 ore: “Voglio parlare con Salvini o vi ammazzo tutti”. Si prepara il blitz (foto Ansa)

REGGIO EMILIA – E’ barricato da quasi otto ore. Al momento, dopo la liberazione di una donna che si era sentita male, sono quattro i dipendenti tenuti in ostaggio. E ora le forze speciali si stanno preparando per un blitz.

Francesco Amato, un imputato condannato pochi giorni fa nel maxi-processo di ‘Ndrangheta “Aemilia”, e da allora irreperibile, si è asserragliato dentro l’ufficio postale di Pieve Modolena, frazione di Reggio Emilia, armato con un coltello e prendendo alcune persone in ostaggio. 

Amato ha fatto uscire tutti i clienti, tenendo in ostaggio alcuni dipendenti, tra i quali la direttrice. “Sono quello condannato a 19 anni in Aemilia. Vi ammazzo tutti” ha urlato alle forze dell’ordine che sono giunte sul posto. Amato ha anche chiesto di poter parlare con Salvini.

La parte della via Emilia dove si trova la filiale delle Poste è stata evacuata, e sono stati creati due punti di sbarramento ai lati.

Originario di Rosarno, Amato fu arrestato, nell’ambito dell’operazione “Aemilia”, il 28 gennaio del 2015 e rinviato a giudizio il 21 dicembre dello stesso anno. Alla fine del processo, il 31 ottobre scorso, é arrivata per lui la condanna a 19 anni ed un mese di reclusione con l’accusa di essere stato uno degli organizzatori dell’attività delle cosche di ‘ndrangheta in Emilia-Romagna.

Il processo “Aemilia” è lo stesso processo nel quale è stato coinvolto e condannato, in primo grado, l’ex calciatore della Juventus Vincenzo Iaquinta.

Una degli ostaggi intervistata da Marco Sabene del Giornale Radio Rai ha detto: “Siamo chiusi dentro. Il signor Amato vuole parlare con Salvini. Lo vedo. Sono all’interno, il signor Amato sta parlando: vuole Salvini. Parla con i Carabinieri, con noi. Ha un coltello in mano. Io lavoro qui; siamo in quattro. Il signore è qui da parecchie ore. Ha detto che se apriamo la porta qualcuno fa una brutta fine e quindi siamo trincerati dentro”.

La nipote di Amato, che si trova dietro all’ufficio postale di Pieve Modolena, ha dichiarato: “Mio zio non è una persona cattiva. Mi dispiace per le povere persone lì dentro. Lo sta facendo perché pensa di aver avuto una condanna ingiusta. Non è colpevole, lo ha fatto perché è innocente”. E il cognato dell’imputato ha detto: “Lui non fa male a nessuno, vuole solo giustizia. Lui è invalido dalla mano destra: 19 anni di galera è chiaro che il sangue bolle. Non sapevamo nulla di quello che avrebbe fatto, ma non è cattivo”.

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