“La RU486 è una scelta a cui avevo diritto”. Per prima ha assunto la pillola nel Lazio: “Non mi giudicate”

Pubblicato il 11 Giugno 2010 13:29 | Ultimo aggiornamento: 11 Giugno 2010 13:29

L'ospedale Grassi di Ostia

“La pillola abortiva è una scelta a cui ho diritto”. A parlare è la prima donna che nel Lazio ha utilizzato la RU486 per interrompere la gravidanza. La pillola abortiva, dopo vari tentativi a vuoto, le è stata somministrata all’ospedale Grassi di Ostia, in provincia di Roma.

“Appena ho scoperto di essere rimasta incinta – racconta la donna a La Repubblica – sapevo che non avrei potuto tenere il bimbo perché ho subìto già tre parti cesarei e un intervento all´utero. Così, sono andata al consultorio ma ho capito subito che avrei incontrato delle difficoltà. Per le mie condizioni – prosegue – l´aborto chirurgico era altamente sconsigliato e per quello farmacologico molti ospedali non sono ancora pronti.

Una situazione difficile che richiedeva per forza la somministrazione della RU486. “Mi hanno suggerito di andare al San Camillo, dove però nessuno era disposto ad assumersi la responsabilità – denuncia la donna -. A quel punto ho contattato anche un ospedale di Siena dove già da tempo dispongono della pillola abortiva. Poi una conoscente mi ha detto di provare qui al Grassi, dove hanno accolto la mia richiesta”.

Quella di interrompere la gravidanza non è mai una scelta facile, neanche in condizioni difficili. “Questa mattina, quando ho attraversato l´ingresso dell´ospedale – racconta la donna – ho pensato di tornare indietro, di non farlo più. Ma fisicamente non potrei sopportare un’altra gravidanza. E inoltre, non possiamo permetterci un altro figlio. La verità – continua – è che da quando ho saputo che aspettavo un bambino, mi sono sentita sola. Non l’ho potuto dire neanche a mio marito. Lui non approverebbe”.

Una decisione difficile, sofferta e che fa soffrire. “Ho dovuto lottare fino alla fine: per me, perché venissero rispettati i miei diritti. E adesso non permetto a nessuno di giudicarmi. Appena mi hanno somministrato la pillola – conclude – ho deciso di non restare in ospedale nonostante l’insistenza dei medici. Voglio solo tornare a casa dai miei figli, stare con loro. E pensare a domani”.

Intanto puntuali si sono scatenate le polemiche. “Ru486. La ‘kill pill’ punto di non ritorno”. I volantini con questo slogan, a firma delle associazioni  Unicuique Suum, CMO (Comunità Militante Ostia) e Gandalf, .sono stati distribuiti fuori dai cancelli dell’ospedale Grassi di Ostia. “Sebbene la pillola abortiva venga sponsorizzata come sicura, come se fosse un aborto indolore e “fai da te” – si legge –  in realtà dura come minimo 15 giorni è molto doloroso e se il medicinale assunto non è sufficiente ad espellere il feto, alla terza settimana dopo il controllo, la donna può comunque essere sottoposta ad un intervento chirurgico”.