Pino Pelosi, assassino confesso di Pasolini, alla mostra sul poeta

di Warsamé Dini Casali
Pubblicato il 27 ottobre 2011 14:57 | Ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2011 14:59

ROMA – C’era anche Pino Pelosi, nascosto tra la folla, alla mostra che il Festival del Film di Roma ha dedicato a Pier Paolo Pasolini. Quello che la giustizia ha condannato come unico responsabile dell’uccisione del poeta e regista. Quello che si è autoaccusato di averlo picchiato a morte all’alba del giorno dei morti del 1975. Prima di aver ritrattato in parte, aver fornito diverse versioni dei fatti, indicato altri nomi, nuove circostanze, sparsi mozziconi di verità.

53 anni, domiciliato al Tiburtino Terzo dove si occupa della pulizia dei giardinetti, l’ex ragazzo di vita ha voluto rendere omaggio alla vittima, o forse alla sua stessa esistenza spezzata: all’epoca dei fatti aveva solo 17 anni. L’enormità del gesto lo ha destinato a una cella per 9 anni e sette mesi: l’accusa era di omicidio volontario in concorso con ignoti, quando invece si aspettava una assoluzione certa per legittima difesa. Prima che Pasolini, i tribunali, la cronaca nera si occupassero di lui viveva di espedienti e furtarelli in quella che era la vasta periferia di Roma oggi inurbata e che attualmente continua ad abitare. Dopo l’omicidio il carcere e la libertà provvisoria, subito violata con la rapina ad un furgone postale.

L’ultima rapina è del 2000. Ma l’ombra del poeta gli è rimasta accanto: il ragazzo ignorante e sprovveduto ha iniziato proprio in carcere a coltivare musica e letteratura, ora suona la chitarra da professionista consumato. Ieri è voluto intervenire, confuso nello sciame di amatori, esperti, cinematografari e presenzialisti riuniti all’Auditorium di Roma. Se ne è andato prima che il sindaco Alemanno tagliasse il nastro. I suoi occhi sporgenti, per i quali era conosciuto già nel demi-monde proletario come Pino la Rana, non sono sfuggiti allo scaltro obiettivo del maestro dei paparazzi Rino Barillari. La sua foto, accanto a un attore sinistramente somigliante a Pasolini, compare nella pagina dedicata alle notti romane della cronaca del Messaggero.