Pioltello, la testimonianza di una passeggera: ”Abbiamo iniziato a vibrare, poi…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 febbraio 2018 17:36 | Ultimo aggiornamento: 2 febbraio 2018 17:36
L'incidente di Pioltello (foto Ansa)

L’incidente di Pioltello (foto Ansa)

MILANO – “Sono fortunata a essere viva. Ora sto bene, ma provo rabbia perché tutti noi pendolari sappiamo benissimo in che condizioni viaggiamo”. È la testimonianza di Daniela Sassi, ferita durante l’incidente ferroviario di Pioltello e ricoverata al Policlinico di Milano in chirurgia d’urgenza. Arrivata con le costole incrinate e la clavicola rotta, dovrebbe essere dimessa domani. “Su ritardi o sulle temperature ci si passa sopra, ma noi abbiamo visto diverse volte treni che scintillavano o sentito puzza di bruciato. Non si può morire per andare a lavorare. Prima cosa che ho detto è ‘non chiedetemi più di salire su un treno’. Ora dovrò fare un lavoro psicologico per affrontare anche questo. Le mie paure prima o poi dovrò affrontarle, ma credo che le rotaie non le vedrò per un bel po’” afferma la paziente.

“Sono un po’ rotta, ma il tempo metterà a posto sia le ferite che quelle psicologiche. Ricordo ogni momento, ogni istante. Purtroppo, perché se avessi dimenticato qualcosa non avrei diversi episodi di crisi. Sono stata lucida in ogni istante” prosegue la pendolare ferita.

A pochi giorni dal disastro ferroviario ripercorre la dinamica dell’incidente. “Abbiamo iniziato a vibrare, si sentiva il treno che saltava e subito abbiamo capito cosa stava succedendo. L’ho anche detto che eravamo usciti dai binari e il treno stava deragliando. C’è stato panico, paura di non vedere casa. Mi sono tenuta ai braccioli, ferma, in attesa di quello che sarebbe stato – racconta la paziente – Una volta avuto l’impatto mi sono trovata bloccata e incastrata. Avevo una visione limitata, sentivo gente che urlava e che scappava. Intorno a me vedevo la desolazione, le prime luci dell’alba, il silenzio. Chi poteva usciva dal treno, chi non poteva chiedeva aiuto. Fortunatamente una persona mi ha aiutato a liberarmi parzialmente e questo mi ha aiutato a respirare. Diverse persone mi hanno aiutato giù dal treno e mi hanno dato la forza di resistere in attesa dei soccorsi“.

Daniela Sassi viaggiava di fianco a Giuseppina Alessandra Pirri, impiegata di 39 anni, rimasta vittima. “Era vicino a me, poi dopo l’impatto non l’ho più vista. Non capivo se era stata sbalzata o dove potesse essere. Andavo in treno anche perché avevo la compagnia, avevo lei, il caffè della mattina, le chiacchiere, il vedersi la sera in palestra insieme in palestra. Non mi capacito del fatto che io sono qui e lei non c’è più. Dovrò affrontare il fatto di aver perso un’amica“.

Madre di due bambine, parla del ritorno alla quotidianità una volta uscita dall’ospedale. “Quando rientrerò a casa riabbraccerò le mie figlie di dodici e quattro anni. Vorrei tornare il prima possibile alla mia vita normale. Non dimenticherò quella giornata perché credo che nessuno possa farlo, non scorderò mai le immagini che ho visto”.