Pirata della strada/ “Lucidi violò le norme ma non voleva uccidere”, depositata la motivazione dei giudici d’appello

Pubblicato il 16 Luglio 2009 20:05 | Ultimo aggiornamento: 16 Luglio 2009 20:05

Passare con il rosso non significa avere automaticamente volontà di uccidere. Per questo Stefano Lucidi è stato condannato per omicidio colposo e non più volontario, per aver investito e ucciso Alessio Giuliani e Flaminia Giordani, la notte del 22 maggio 2008 sulla via Nomentana, a Roma.  È quello che emerge  nella motivazione depositata oggi della sentenza emessa dalla Corte di Assise di Appello di Roma il 18 giugno scorso, quando Lucidi venne condannato a 5 anni in appello. In primo grado Lucidi fu condannato a 10 anni per omicidio volontario, in appello ha avuto uno sconto di cinque anni per omicidio colposo.

«Oltrepassare la linea d’arresto, nella consapevolezza che la segnalazione semaforica in quel momento rossa, lo impedisce – scrivono i giudici – non equivale, sempre e comunque, a voler uccidere chiunque altro attraversi l’incrocio. Una cosa è voler infrangere le norme cautelari ed altro è volere l’evento che quelle norme mirano a scongiurare. «Non solo, ma non vi è prova che l’imputato abbia in concreto percepito in tempo utile la presenza di ostacoli al superamento dell’incrocio». La Corte a riprova cita la testimonianza della fidanzata di Lucidi, con lui in auto, sottolineando come la percezione e il botto (ovvero il rendersi conto del motorino e lo scontro) sono «eventi separati da un battito di ciglia».