Pisa, “i figli di chi lavora nei reparti Covid non possono tornare all’asilo”. Il Comune smentisce

di redazione Blitz
Pubblicato il 9 Settembre 2020 17:30 | Ultimo aggiornamento: 10 Settembre 2020 9:05
Pisa, "i figli di chi lavora nei reparti Covid non possono tornare all'asilo". Il Comune smentisce il decreto

Pisa, “i figli di chi lavora nei reparti Covid non possono tornare all’asilo”. Il Comune smentisce il decreto

Polemica a Pisa per un documento ministeriale sul rientro dei bimbi all’asilo. La smentita del sindaco.

I figli di medici e infermieri che lavorano nei reparti Covid non possono tornare a scuola. Anzi no. Accade a Pisa, dove è stata necessaria una smentita, da parte del Comune.

La postilla contenuta in un documento ministeriale rischiava, per i genitori interessati, di essere una “discriminazione inaccettabile”.

E’ successo che alcuni operatori sanitari – medici, infermieri e tecnici di laboratorio – sono stati avvisati dal nido di non portare stamani i figli a scuola proprio perché lavorano in reparti Covid.

La notizia, riportata dalla stampa locale, ha scatenato agitazione e proteste tra i genitori. Nel mirino, spiega il Comune, è finito proprio quel documento, contenuto nel decreto n. 80 del 3 agosto scorso diffuso dal ministero dell’Istruzione.

All’articolo 10 si legge che non si può far accedere i figli al nido d’infanzia se essi stessi o i loro genitori e accompagnatori sono stati “a contatto con persone positive, per quanto di propria conoscenza, negli ultimi 14 giorni”.

E’ stato facile scoprire l’inghippo quando ai genitori/sanitari non hanno voluto l’auto dichiarazione. Che conteneva anche questo passaggio, e loro si sono rifiutati di farlo.

“Ho parlato direttamente con la mamma interessata, che è un medico – ha detto l’assessore pisano alle politiche educative, Sandra Munno – e abbiamo concordato con lei che con un’integrazione il problema sarebbe stato superato: ovvero dichiarando che sul lavoro adotta sempre tutti i dispositivi di protezione previsti dalla legge”.

“Tuttavia quel decreto presenta una lacuna normativa grave che lascia agli operatori in prima linea l’onere di trovare una soluzione”.

“Ed è tanto più grave se si pensa che il documento di indirizzo ministeriale è stato adottato dopo avere acquisito tutte le consulenze necessarie da un comitato tecnico scientifico composto da soli medici e che avrebbe dunque dovuto prevedere anche quanto accaduto a Pisa”. (Fonti: Ansa, Il Tirreno).