Plexiglass in classe, distanza in mare, autodichiarazioni…maxi burocrazia per pararsi il didietro

di Lucio Fero
Pubblicato il 5 Giugno 2020 8:47 | Ultimo aggiornamento: 5 Giugno 2020 15:30
Scuola e spiaggia. Plexiglass in classe, distanza in mare, autodichiarazioni...maxi burocrazia per pararsi il didietro

Plexiglass in classe, distanza in mare, autodichiarazioni…maxi burocrazia per pararsi il didietro (Foto d’archivio Ansa)

ROMA – Plexiglass in classe, anzi tra i banchi, anzi a metà di un banco. Per separare a settembre un alunno dall’altro.

Non si farà davvero, se non in qualche scuola (plesso nella lingua della burocrazia). Così come non si farà davvero l’entrata e l’uscita da scuola scaglionate un alunno ogni cinque minuti, il che comporterebbe circa tre ore per entrare e altrettante per uscire.

Così come non avranno concreta applicazione gran parte delle indicazioni/protocolli dei vari Comitati. Comitati che sfornano indicazioni non concepite e pensate per la vita reale. Le indicazioni e protocolli sono elaborati per il primo grande scopo della Pubblica Amministrazione italiana: evitare grane e scaricare responsabilità. Le indicazioni dei Comitati sono fatte per gli avvocati.

L’obiettivo del lavoro dei Comitati è il raggiungimento di uno status dove ogni ipotetico responsabile di una scuola, di una spiaggia, di una palestra, di una piscina, ristorante, bar, negozio…possa esibire carte in regola. Carte: coronavirus l’Italia l’ha già trasformato in una maxi burocrazia.

Plexiglass in schermi in mezzo e ai lati dei banchi nelle scuole: non ci saranno i soldi, i tempi, gli appalti per installarli per il primo settembre. Ma questa impraticabilità non turba le Commissioni e Comitati. Il loro lavoro è teso ad indicare linee guida. E’ pura, distillata, raffinata cultura burocratica. Vuol produrre normativa, non certo fatti.

Un metro di distanza tra umani da tenere anche in acqua, anche in mare. Anche questa è una indicazione di Comitati e Commissioni. Forse la più evidentemente e clamorosamente impraticabile. Ma il senso e lo scopo sono l’italico: io te l’avevo detto, se succede qualcosa la responsabilità non è mia. Metto un cartello (del tipo è severamente vietato…solo l’Italia conosce il concetto del vietato un po’ sì e un po’ no) e scarico la responsabilità.

Un metro di distanza da tenere anche in mare…E fioriscono ovunque in questi giorni gli scarichi di responsabilità, le carte per eventuali avvocati partoriti con prodigalità dalla società civile, dalla gente che lavora. Ovunque, per entrare ovunque o quasi vi sia un’attività dal governo riaperta, la richiesta di una auto dichiarazione. Dichiara lei che sta bene? Firmi qui. Grazie, entri.

L’utilità di queste auto dichiarazioni? Nulla dal punto di vista sanitario. Utilità e funzione reali sono quelle di scarico responsabilità, pararsi il didietro. La società civile, la gente che lavora non è da meno delle istituzioni, fanno da sole senza neanche bisogno delle indicazioni/protocolli dei Comitati e Commissioni.

Con profonda naturalezza, seguendo un percorso già tracciato dalle abitudini, in un solco scavato nella terra di usi e costumi, il sistema Italia ha rivestito e sta vestendo e trattando la pratica coronavirus e affini e dintorni con una maxi burocrazia. Tanto, tantissimo in carte e parole per mettersi al riparo da responsabilità e in queste carte e parole nulla, praticamente nulla di praticabile e utile.