Policlinico Umberto I, Balduzzi: “No malpractice, ma disorganizzazione”

Pubblicato il 22 Febbraio 2012 10:23 | Ultimo aggiornamento: 22 Febbraio 2012 10:48

ROMA – Quello del Pronto Soccorso del Policlinico Umberto I non e' stato ''un caso di malpractice, ma di cattiva organizzazione''. Lo ha ribadito il ministro della Salute, Renato Balduzzi, intervenendo ad 'Agora'' su Rai Tre.

''La vicenda si e' potuta ricostruire, nelle linee essenziali, e a quanto si e' capito fino ad ora'' in attesa della relazione completa degli ispettori, ''non si e' trattato di un caso di malpractice, cioe' di cattiva assistenza sanitaria, che e' stata completa e corretta, ma la paziente non doveva stare li' piu' di tre giorni'' e ''noi non abbiamo riscontrato la richiesta di ricovero in reparto''.

Insomma, si e' trattato di ''un problema di disorganizzazione, in particolare di un legame assente o imperfetto tra Pronto soccorso e reparti di degenza''. Al Policlinico Umberto I, osserva Balduzzi, ''non c'e' grande fiducia tra pronto soccorso e reparti di degenza, il primo tende a trattenere i pazienti'' e i secondi agiscono in modo 'isolato'.

Peraltro, il caso della donna rimasta per 4 giorni in attesa di ricovera legata alla barella per evitare cadute e' accaduto anche perche' l'Umberto I non ha ''protocolli per gli iperafflussi. Non e' che manca il personale capace – prosegue il ministro – anzi, non solo ci sono grandi professionisti, ma nel caso del gruppo di studio nazionale sul triage, uno dei coordinatori e' proprio dell'Umberto I. Dunque c'e' anche grande tensione organizzativa, ma questa non riesce a legarsi alla pratica clinica''.

Un altro problema, di carattere generale, che andra' affrontato e' quello dell'organizzazione ''in dipartimenti, che nei contesti universitari ha avuto piu' difficolta'. Certo – rileva Balduzzi – il modello puo' essere rivisto, ma intanto possiamo pensare di farlo funzionare meglio''.

E al governatore del Lazio, Renata Polverini, presente in trasmissione, il ministro suggerisce poi di affidarsi alla consulenza dell'Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) per pensare a una ''riorganizzazione della rete dell'emergenza. Nelle Regioni in cui gia' e' intervenuta – ha concluso – si e' fatto un buon lavoro''.