Polizia, Gabrielli: “Servono 60mila uomini per compensare il turn-over e i pensionamenti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 gennaio 2019 14:38 | Ultimo aggiornamento: 30 gennaio 2019 14:38
polizia gabrielli

Polizia, Gabrielli: “Servono 60mila uomini per compensare il turn-over e i pensionamenti”

ROMA – Sul tema degli organici della Polizia “ci vuole consapevolezza che quello che si è prodotto in negativo avrà bisogno di tempo per trovare una soluzione, che non è quella dell’annuncio e dell’intervento salvifico”. Lo ha detto il capo della Polizia, Franco Gabrielli, parlando con i giornalisti a Catanzaro a margine della cerimonia di apertura della sezione giovanile delle Fiamme Oro. Servirebbero, per compensare il turn-over e i pensionamenti, secondo le stime del capo della Polizia, 60.000 uomini.

“Sul tema degli organici, che – ha spiegato Gabrielli – parli a Trento o a Lampedusa, c’è un grande equivoco: o si accettano delle verità oppure si continua a mistificare la realtà. Nel nostro Paese c’è stata una stagione in cui si è scritto e sottolineato che i poliziotti e i carabinieri erano troppi: agli inizi degli anni 2000 si diceva che eravamo il paese europeo con il rapporto cittadini-operatori della sicurezza piu’ alto, peccato pero’ che avevamo le quattro mafie piu’ pervasive, un terrorismo interno che nessun altro paese europeo aveva avuto. Siamo poco calvinisti, nel senso che la legge morale non è dentro di noi ma fuori di noi, quindici vuole qualcuno che ogni tanto ci ricordi che la legge va rispettata: ecco perché in questo paese le forze di polizia avevano una certa consistenza. Nella stagione della finanza creativa e dei tagli lineari, si è bloccato il turn over: ora – ha aggiunto il capo della Polizia – il lessico a volte nasconde la crudezza delle cose, ma questo significa che quando andava qualcuno in pensione non si sostituiva, e tutto questo – parlo per la Polizia, ma la situazione riguarda anche i nostri colleghi, amici e fratelli dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di Finanza – ci ha consegnato una Polizia che doveva essere di 117mila unità e oggi ne ha 98mila, e, cosa piu’ preoccupante, con una media altissima, perché nelle nostre questure veleggiavamo tra 49 e 52 anni. Questa è la prima verità che non possiamo dimenticare, perché ci vorranno anni per colmare i guasti prodotti con il blocco del turn over”.

Gabrielli ha quindi osservato: “Ci vogliono procedure concorsuali, e spesso non finiscono come vorremmo, ci vogliono periodi per la formazione. Sono poi state cartolarizzate le scuole, come quella di Vibo Valentia, che per me è un presidio fondamentale: questo significa che nel 2023, se non si porrà rimedio, la dovremo in qualche modo dismettere. Questi sono fatti che sono avvenuti, non fatti che sono capitati per caso”. 

Secondo il capo della Polizia “c’è un’altra questione, per la quale non ci vuole la zingara: poiché la stragrande maggioranza degli arruolamenti è avvenuta negli anni ’80, e mediamente si va in pensione a 60 anni, non essendo la matematica un’opinione, da quest’anno al 2030, nella mia amministrazione, se ne andranno in pensione 40mila persone. Quindi, dobbiamo recuperare il gap del turn over e le persone che vanno in pensione, quindi servono 60mila unità. Questo – ha rilevato Gabrielli – non si potrà fare in poco tempo: quando senti quelli che si sono svegliati come Alice nel paese delle meraviglie e dicono non ci sono poliziotti, e sento anche qualcuno della mia amministrazione, le organizzazioni sindacali che fanno strepiti, mi viene da chiedere loro dove eravate. Io non ritengo che i problemi siano irrisolvibili, anzi, sono un inguaribile ottimista e credo che il Paese e l’amministrazione abbiano enormi capacità, ma ci vuole tempo, ci vuole raziocinio, ci vuole la consapevolezza che quello che si è prodotto in negativo avrà bisogno di tempo per trovare una soluzione, che non è quella dell’annuncio, non è quella dell’intervento salvifico, che non appartiene all’orizzonte del genere umano. Poi – ha concluso Gabrielli – se arriva qualcuno e impone le mani, bene, ma questa, come direbbe Lucarelli, è un’altra storia”.