Finto ispettore polizia, finte multe ai siti d’incontri. Ricattato paga 5.000 euro e poi si uccide

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 gennaio 2018 13:25 | Ultimo aggiornamento: 24 gennaio 2018 13:26
Finto ispettore polizia, finte multe ai siti d'incontri. Ricattato paga 5.000 euro e poi si uccide

Finto ispettore polizia, finte multe ai siti d’incontri. Ricattato paga 5.000 euro e poi si uccide

NUORO – Finto ispettore di polizia, era finto il nome, Marco Gigliotti, con cui si presentava. E finti erano i reati che fingeva di contestare a chi trovava sui siti web di incontri. Finte le multe che comminava. Però reali e concreti erano i soldi che estorceva alle vittime. E reale e concreta era l’organizzazione a delinquere di cui il sedicente Marco Gigliotti era a capo. Almeno 21 persone, di cui 17 ora arrestate. Avevano messo in piedi un sistema di controllo, vigilanza, contatto, estorsione e truffa. Monitoravano i siti di appuntamenti e incontri. Poi contattavano escort, inserzionisti, inserzioniste, clienti. Sceglievano il bersaglio potenzialmente più debole e quindi piazzavano: “lei è nei guai, ma pagando…”.

Una delle loro vittime, un ragazzo, prima ha pagato circa 5.000 euro e poi, ancora terrorizzato dal ricatto che non finiva, si è tolto la vita. Da qui l’indagine che ha fermato Gigliotti e la sua banda.

Gigliotti Marco, un sedicente poliziotto che contattava e ricattava sul web. Così aveva convinto un quarantenne sardo a pagare una falsa multa di 5mila euro. Ma non è bastato. Gli venivano minacciate possibili ripercussioni sulla sua carriera, terrorizzato si è tolto la vita. E’ stato il tragico epilogo di un giro di truffe ed estorsioni via web scoperchiato dalla Procura di Nuoro. Colpivano soprattutto al Nord, durava da anni.

L’indagine, che ha portato all’arresto di 17 persone, è partita proprio da lì. Gli avevano fatto credere che c’era una denuncia a suo carico per annunci a sfondo sessuale. L’uomo aveva deciso di pagare: 5 mila euro di multa per archiviare la questione.

L’ispettore Marco Gigliotti, matricola ER432, nell’organico della Polizia postale ovviamente non esiste. Ma il finto ispettore agiva dal Piemonte e si era creato un’ampia rete di collaboratori tra il Torinese, la provincia di Vercelli e diverse altre regioni. Il sistema funzionava sempre allo stesso modo: attraverso i classici siti di annunci l’organizzazione sceglieva le proprie vittime, le studiava e poi le contattava. Raccontando una clamorosa bugia: l’esistenza di denunce e indagini che potevano essere facilmente archiviate con il pagamento di una sanzione. Cifre varie, fino a raggiungere anche i ventimila euro. Ci cascavano molti e molti pagavano. Anche perché era prevista persino una parte coreografica, con tanto di finte pattuglie in borghese che si presentavano a casa delle vittima per ritirare il denaro.