Poliziotti candidati seriali, obiettivo l’aspettativa elettorale retribuita

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 29 Settembre 2020 9:09 | Ultimo aggiornamento: 29 Settembre 2020 9:09
Elezioni. Poliziotti candidati seriali, obiettivo l'aspettativa elettorale retribuita

Poliziotti candidati seriali, obiettivo l’aspettativa elettorale retribuita (Foto d’archivio Ansa)

Poliziotti candidati seriali, l’hanno fatto sei volte in cinque anni. A termine di legge si sono candidati, si sono candidati in apposita lista, in lista apposta creata, l’ultima si chiamava Onesti e Liberi.

Il guaio è che stavolta, l’ultima volta, i poliziotti candidati sono stati eletti.

ONESTI, LIBERI E METODICI

Onesti e Liberi, definizione generica alquanto e soprattutto ormai banale. Non banale invece lo studio a monte da parte dei poliziotti candidati seriali. Cercavano e trovavano piccoli Comuni cui piazzare la lista e candidarsi. Piccoli Comuni con cui non avevano nulla a che fare. L’obiettivo infatti non era farsi eleggere. Non facevano campagna elettorale, nel Comune in cui erano candidati nessuno racconta di averli mai visti. L’obiettivo dei candidati seriali era ben altro.

IN SERVIZIO A REGGIO CALABRIA

Le cronache informano tutte che i poliziotti candidati seriali erano e sono in servizio a Reggio Calabria e che i Comuni da loro selezionati per presentare lista elettorale erano e sono in Regione. Le cronache tutte precisano che quanto ideato dal gruppo dei poliziotti candidati seriali è assolutamente legale. E ancora tutte le cronache sottolineano e suggeriscono che proprio assolutamente encomiabile e rispettabile e ammirevole il loro comportamento seriale non è. 

Insomma quella del gruppo dei poliziotti candidati seriali è una pensata sfacciata, impudica. Presentarsi a ripetizione alle elezioni non per farsi eleggere ma per farsi, garantito, un mese di ferie supplementare.

ASPETTATIVA ELETTORALE RETRIBUITA

Aspettativa elettorale retribuita giustamente la legge riconosce a chi si candida alle elezioni, chi si candida alle elezioni ha il diritto a conservare il posto di lavoro, ad avere il tempo di rivolgersi agli elettori e, ovviamente, a percepire lo stipendio anche mentre fa campagna elettorale. I poliziotti candidati seriali della Calabria come definirli? Affetti da bulimia nell’assunzione di un diritto? Lavoratori stressati bisognosi di ferie suppletive? Pubblici dipendenti che si arrangiano? Azzeccagarbugli in divisa?

Infine una domanda che resterà senza risposta o che comunque una risposta ce l’ha già: i poliziotti candidati seriali erano negli anni sempre gli stessi, si sono messi in ferie elettorali non una, non due, non tre ma sei volte. Esercitavano un loro diritto, magari stirando il diritto fino a far danno altrui. Nessuno dei loro capi ha notato nulla negli anni? O, più probabilmente, è stata applicata la regola prima, quella del “non mi compete” e la regola seconda del “mi faccio i fatti miei” e la regola terza del “non  mi impiccio ed evito grane”? (Fonte Repubblica)