Poliziotto ferito al Cpr di Torino: “Non voglio sentir parlare di accoglienza”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Settembre 2019 14:01 | Ultimo aggiornamento: 2 Settembre 2019 14:01
Poliziotto ferito durante la rivolta dei migranti al Cpr di Torino: "Non voglio sentir parlare di accoglienza"

La rivolta al Cpr di Torino in cui è stato ferito il poliziotto (foto Ansa)

ROMA – “Non voglio sentir parlare di accoglienza”. E’ lo sfogo di un ispettore di polizia ferito dopo la rivolta scoppiata la notte tra sabato 31 agosto e domenica 1 settembre al Cpr (centro di permanenza per il rimpatrio) di Torino. La terza in pochi giorni. Ma quella più intensa. Per la quale ci sono stati anche tre arresti.

L’agente, che ha riportato la frattura di due falangi con una prognosi di trenta giorni, racconta che ha dovuto fronteggiare per ore, insieme a cinque carabinieri, oltre 150 ‘ospiti’ della struttura, sotto una sassaiola fittissima. E, su Facebook, si sfoga: “per un po’ non voglio sentire parlare di comprensione, integrazione ed accoglienza”. Solo l’arrivo di tre squadre del Reparto Mobile ha permesso di riportare la situazione sotto controllo. In carcere sono stati portati due marocchini e un tunisino di 24, 31 e 33 anni.

Il ministro dell’interno, Matteo Salvini, esprime “solidarietà al poliziotto e a tutte le forze dell’ordine”. “Sono orgoglioso – aggiunge – di aver inasprito le pene per chi attacca le donne e gli uomini in divisa e per aver fermato l’immigrazione clandestina. Se il Pd vuole riportarci indietro e ha nostalgia del business dell’invasione, lo dica chiaramente agli italiani”.

Per l’ispettore i Cpr sono “delle polveriere pronte a esplodere, ma nessuno dei nostri politici pare averne contezza.
Si lavora in un contesto di pseudo detenzione dove l’Autorità pre-costituita viene continuamente messa in discussione. L’ordine pubblico è diventato una chimera. E mentre i signori della politica della politica fanno il gioco delle poltrone, qui ad ogni turno si sfiora la tragedia”.

Il sindacato autonomo di polizia Siap, tramite Pietro Di Lorenzo, segretario generale provinciale, denuncia che al Cpr di Torino, l’unico attivo nel Nord-Italia, la situazione è aggravata dalla scarsità di personale. (Fonte Ansa).