Polmonite vicino Brescia: 2 morti e 150 casi, sospetti sull’acqua del rubinetto

di redazione Blitz
Pubblicato il 9 settembre 2018 13:54 | Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2018 17:29
Polmonite, sospetti su due morti nel bresciano: disposta l'autopsia

Polmonite, sospetti su due morti nel bresciano: disposta l’autopsia

BRESCIA  – Ci potrebbero essere anche due morti oltre ai 120 ricoverati in ospedale per l’epidemia di polmonite che sta colpendo la provincia di Brescia. Accertamenti sono stati disposti sui decessi di un uomo di 85 anni di Carpenedolo e di una donna di 69 anni di Mezzane di Calvisano.

Le autopsie permetteranno di capire se queste morti siano collegate ai casi di polmonite che hanno stanno interessando la Bassa Bresciana Orientale.

Solo gli accessi al Pronto soccorso degli ospedali della zona sono stati 121, ma i casi di polmonite superano i 150. Ats di Brescia sta effettuando le analisi degli acquedotti perché si ipotizza che l’epidemia sia dovuta ad un batterio presente proprio nell’acqua del rubinetto. 

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Sei i Comuni particolarmente interessati: Carpenedolo, Montichiari, Calvisano, Visano, Acquafredda e Remedello. I casi riportano alla mente l’emergenza legionella scoppiata a luglio a Bresso, comune dell’hinterland milanese.

“Dei 121 accessi al Pronto soccorso per polmonite 109 sono residenti o domiciliati nel territorio di Ats Brescia, 12 sono residenti o domiciliati in Ats Valpadana. Sul totale degli accessi, 107 sono ricoverati”, fa sapere la Regione Lombardia attraverso l’assessore Giulio Gallera. Anche l’Istituto Superiore di Sanità è coinvolto nel percorso di valutazione della situazione.

Nel frattempo da Ats è stata inviata una nota ai sindaci dei Comuni bresciani interessati, con alcune norme da seguire in questa fase anche se è stato assicurato che “non esiste alcun tipo di rischio per l’utilizzo dell’acqua alimentare e non sussiste alcuna restrizione al normale svolgimento dell’attività nelle varie comunità, tra scuole e luoghi di lavoro”, sottolinea la Regione Lombardia.

Tra le richieste fatte alla popolazione ci sono quelle di sostituire i filtri dei rubinetti o di lavarli con anticalcare, di lasciar scorrere l’acqua calda e poi la fredda prima di utilizzarla, allontanandosi dal punto di emissione dopo l’apertura dei rubinetti ed aprendo le finestre. Viene anche suggerito di portare la temperatura dell’acqua calda a 70-80°C per tre giorni consecutivi assicurando il suo deflusso da tutti i punti di erogazione per almeno 30 minuti al giorno. A luglio nell’hinterland milanese è scoppiata l’emergenza legionella: 52 i casi accertati, quattro le persone morte.