Pompei, ricercatore americano ricostruisce la fuga dei sopravvissuti dopo l’eruzione

di Caterina Galloni
Pubblicato il 2 marzo 2019 6:31 | Ultimo aggiornamento: 1 marzo 2019 17:43
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Pompei, ricercatore americano ricostruisce la fuga dei profughi dopo l’eruzione

ROMA – Durante l’eruzione del Vesuvio, 79 d.C., migliaia di abitanti di Pompei riuscirono a fuggire prima che che la città rimanesse sepolta sotto la cenere. Secondo uno studio di Steven Tuck della Miami University, pubblicato su Analecta Romana, tra le 15.000-20.000 persone si rifugiarono a Napoli, Pozzuoli, Cuma e Ostia per ricominciare una nuova vita. 

I loro passaggi sono stati individuati attraverso delle tracce lasciate su antiche strade, bagni, teatri, iscrizioni sulle tombe con i nomi delle famiglie. 
Tuck ha creato un database di cognomi diversi dai nomi degli abitanti di Pompei, cercando in seguito cognomi atipici su antiche lapidi. Inoltre, ha cercato prove del culto di Vulcano e Venere da parte di queste popolazioni.

“La decisione su quale posto insediarsi era probabilmente personale, basata su reti personali o economiche”, ha detto Tuck aggiungendo che non vi è alcuna traccia di un programma di rifugiati da parte del governo romano.

La famiglia dei Sulpici, dopo l’eruzione si era trasferita a Cuma poiché in quel posto aveva delle proprietà. Erano registrati a Pompei, una cassetta conteneva i documenti dell’attività finanziaria, e poi di nuovo a Cuma dove c’è un’iscrizione su una tomba.  

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Una donna, Vettia Sabina, dopo aver perso la casa a Pompei si era stabilita a Napoli. Sulla sua tomba c’è la parola “have”, salve, nel dialetto parlato a Pompei quando i Romani presero il comando.

Il sopravvissuto Cornelius Fuscus morì durante la campagna militare sul territorio della Romania moderna, il suo nome è stato trovato su una lapide.

Ci sono inoltre prove che l’imperatore romano Tito, che regnò  dal 79 all’81 d.C., confiscò denaro di persone decedute a seguito dell’eruzione per finanziare progetti infrastrutturali.

Tuck osserva che Tito e poi l’imperatore Domiziano hanno rivendicato il merito di progetti che includevano strade, ponti, bagni e anfiteatri.

A Cuma, la Via Domiziana fu ampliata così da collegare l’insediamento alla rete di Roma; a Napoli per accogliere i rifugiati furono realizzati bagni e un teatro, o odeon, una costruzione destinata a gare musicali. 

Nonostante ciò, lo studio ha rilevato che nessuno dei rifugiati si è reinsediato: molti schiavi e stranieri non hanno iscrizioni con i loro nomi rendendo difficile poterli rintracciare. 

“Lo studio in realtà può segnalare il numero dei romani che sono riusciti a fuggire”, commenta Tuck. 

Quando ci fu l’eruzione del Vesuvio persero la vita 1.500-2.000 persone. Plinio il Giovane, che aveva assistito al drammatico evento con lo zio Plinio il Vecchio, scrive che è  che era iniziata nel pomeriggio.

“Si alzava una nube, ma chi guardava da lontano non riusciva a precisare da quale montagna (si seppe poi in seguito che era il Vesuvio): nessun’altra pianta meglio del pino ne potrebbe riprodurre la figura e la forma. Infatti slanciatasi in su come se si sorreggesse su di un altissimo tronco, si allargava poi in quelli che si potrebbero chiamare dei rami”.

Più tardi, quel pomeriggio a bordo di una quadriremi con lo zio si diresse vero il litorale per aiutare le persone coinvolte nell’eruzione.

“La cenere cadeva sulle navi in grande quantità sempre più calda e più densa. Ho guardato indietro, una fitta foschia scura sembrava seguirci, si diffondeva sul paese come una nuvola”. 

Pompei fu sepolta sotto diversi metri di cenere e ritrovata solo circa 1600 anni dopo.

Fonte: Daily Mail