Pompei, Tar decide su appalti sospetti: Procura indaga su ribassi gare

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 ottobre 2014 2:10 | Ultimo aggiornamento: 15 ottobre 2014 2:10
Pompei, Tar decide su appalti sospetti: Procura indaga su ribassi gare

Pompei, Tar decide su appalti sospetti: Procura indaga su ribassi gare

NAPOLI – A decidere sugli appalti sospetti a Pompei sarà il Tar. Il prossimo 22 ottobre il tribunale dovrà decidere quale delle ditte, tra la Forte Costruzioni e Restauri e la Samoa Restaurisi occuperà della messa in sicurezza della Regio VII e del recupero degli apparati decorativi della Casa della Venere in Conchiglia.

Gaty Sepe su Il Mattino scrive:

“I due cantieri nei quali si dovrebbero portare a termine lavori per 4 milioni e mezzo di euro, sui 105 di finanziamento destinati al Grande Progetto Pompei, sono infatti bloccati a causa di una «contenzioso» tra le due ditte, una -la «Forte Costruzioni e Restauri» – vincitrice e poi esclusa per un vizio di forma che ricorre contro l’aggiudicataria, la «Samoa Restauri». Una montagna di carta pesa sul Grande Progetto Pompei: corsi, ricorsi. E dossier”.

D’altronde l’opera di restauro di Pompei dovrà essere conclusa entro dicembre 2015:

“A febbraio i primi cinque appalti affidati- di cui tre alla stessa ditta, la Perillo Costruzioni di Napoli – finiscono nel mirino della Procura di Torre Annunziata e della Guardia di Finanza a causa dei forti ribassi con i quali sono stati aggiudicati. A giugno è il direttore generale Giovanni Nistri a relazionare al prefetto di Napoli la situazione delle gare, rappresentandolo statodi avanzamento e ponendo l’attenzione sulle ditte che si sono aggiudicate gli appalti. Su certe coincidenze di nomi e fatti.

Nessuna norma impedisce che una stessa azienda partecipi o si aggiudichi più di una gara. Né che due ditte concorrenti in un concorso si ritrovino invece in uno stesso consorzio, come accade per la «Forte Costruzioni e Restauri» e la «Samoa Restauri». Ma a destare l’attenzione, prima del generale e poi anche dei parlamentari del M5S autori di una interrogazione, è il fatto che la«Samoa» sia in qualche modo riconducibile ad Anna Maria Caccavo imputata con le accuse di truffa, frode e abuso d’ufficio nel processo peri lavori di restauro del Teatro Grande in quanto amministratrice e legale della «Caccavo srl», la ditta cui venne affidato il cantiere dall’allora commissario a Pompei Marcello Fiori, anch’egli rinviato a giudizio nella stessa inchiesta”.

E Sepe continua:

“A luglio, è del Soprintendente Massimo Osanna il dossier che viene consegnato al commissario europeo Johannes Hahn sui freni imposti dalla magistratura amministrativa all’attività dei cantieri caduti sotto il colpodei ricorsi. Ad oggi sono stati banditi 25 dei 55 interventi previsti, con 14 cantieri attivi ed appena due chiusi con collaudo in corso. Si procede lentamente.

La direzione generale, per esempio, non è mai diventata la stazione appaltante che il decreto Valore e Cultura aveva previsto che fosse: Nistri non ha mai avuto un vice in sostituzione di Fabrizio Magani e nel suo staff tecnico mancano ancora 14 persone. Gli appalti, dunque, restano ancora in capo alla Soprintendenza.

Fino ad oggi, nonostante ogni gara venga espletata attraverso bandi europei, nessuna ditta straniera ha manifestato interesse per lavorare a Pompei e pochissime imprese non campane hanno presentato offerte. Per le gare ad invito la direzione generale aveva suggerito di inserire nell’elenco delle ditte ammesse realtà imprenditoriali del nord, del centro e del sud Italia, da reclutare con criteri di sorteggio puro. Il decreto Art Bonus ha invece previsto il criterio di pura estrazione cronologica, cioè in base alla data di ricezione delle domande”.

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