Ponte Morandi, Autostrade per l’Italia: “I valori di verifica delle travi non indicavano la sicurezza del cavalcavia”

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 ottobre 2018 16:42 | Ultimo aggiornamento: 16 ottobre 2018 16:42
Ponte Morandi, Autostrade per l'Italia: "I valori di verifica delle travi non indicavano la sicurezza del cavalcavia"

Ponte Morandi, Autostrade per l’Italia: “I valori di verifica delle travi non indicavano la sicurezza del cavalcavia” (Foto Ansa)

ROMA – “I valori di verifica delle travi non indicavano in alcun modo il livello di sicurezza del ponte Morandi”: la precisazione arriva da Autostrade per l’Italia, che in una nota entra nel merito della questione relativa ai valori di verifica delle travi del viadotto Polcevera, definiti inaccettabili dalla Commissione di inchiesta del Ministero delle Infrastrutture, secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica.

“I dettagli contenuti nella tabella Sp002 citata dall’articolo – peraltro noti e trasparentemente inseriti nella documentazione del progetto di retrofitting, accessibile a Ministero e Provveditorato e da questi valutata positivamente – indicano solamente quale sarebbe il margine di sicurezza con l’applicazione delle norme entrate in vigore nel 2008”, fanno sapere da Autostrade. 

Le norme entrate in vigore nel 2008, ricordano le strutture tecniche di Aspi, hanno stabilito nuovi criteri di valutazione che, “essendo molto diversi da quelli precedenti, non sono cogenti ma da considerare solo in caso di nuovi progetti o di pesanti interventi strutturali. Peraltro nella documentazione del progetto di retrofitting – proseguono i tecnici di Aspi – che prevedeva l’allineamento alle nuove norme del 2008, era chiaramente indicato che il margine di sicurezza del Ponte Morandi, calcolato con le norme dell’epoca, era pari a circa 1. A dimostrazione della confermata sicurezza dell’infrastruttura”.

“La nuova normativa sulle tecniche di costruzione si applica soltanto ai progetti definitivi che nel 2008 non erano ancora stati approvati dalla Conferenza dei Servizi – si legge ancora nella nota di Autostrade -. La normativa non è, dunque, retroattiva. Diversamente andrebbe abbattuta e ricostruita la gran parte degli edifici delle città italiane e delle infrastrutture presenti oggi nel nostro Paese”. 

Le attività di monitoraggio eseguite da Spea sul ponte Morandi, spiegano ancora da Autostrade per l’Italia, sono basate su metodologie previste dalla legge, applicate costantemente in Italia a partire dal 1985 e ripetutamente condivise – l’ultima volta nel 2017 – con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Così Aspi ribatte alle accuse di “presunta inadeguatezza” delle attività di monitoraggio. “Un voto di 43, secondo il manuale d’uso in vigore in Spea e noto ad Autostrade per l’Italia, indica un’opera ‘da segnalare’ – precisa ancora Autostrade – ma senza deterioramento della capacità portante, con suggerimento di programmare un intervento da realizzare a medio-lungo termine. Questa indicazione era stata recepita nel progetto di retrofitting, approvato dal Ministero, nel quale tutte queste informazioni erano contenute in modo trasparente”.

Aspi ha anche espresso sconcerto per la ricostruzione dei verbali delle audizioni della Commissione di inchiesta del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sul crollo del ponte Morandi apparse lunedì 15 ottobre su La Repubblica. 

“Va premesso che i verbali delle audizioni della Commissione ministeriale – che secondo quanto dichiarato dal Presidente della Commissione dovevano essere inviati agli interessati entro una settimana – ad oltre un mese di distanza non sono stati ancora consegnati agli stessi, così come le registrazioni”, fanno notare in una nota da Autostrade per l’Italia. “Stupisce che siano stati resi disponibili prima alla stampa. (…) L’Amministratore delegato e il Direttore Centrale Operations, auditi dalla Commissione, hanno fornito spiegazioni sui due punti oggetto di approfondimento. Ma l’audizione è quasi immediatamente virata verso una serie di domande relative alle cause dell’evento, a temi tecnici e ad altri aspetti di dettaglio, rispetto ai quali i dirigenti hanno chiarito di non avere elementi di dettaglio, sui quali peraltro pende come noto un’indagine da parte della magistratura. Su questi temi l’amministratore delegato ha chiesto che fosse formulata una lista di dettaglio delle domande, cui poter fornire puntuale riscontro da parte delle strutture tecniche della società. Tale richiesta non è mai pervenuta alla società. Una considerazione finale. La procedura impostata da parte della Commissione è al di fuori di ogni regola: interrogatori senza verbale che vengono diffusi, modifica degli argomenti rispetto a quelli previsti dalla convocazione. Ma ancora più grave è la natura pregiudiziale delle conclusioni. Appena 9 giorni dopo la sua piena costituzione, la Commissione è giunta a suo dire non solo ad identificare le cause probabili del crollo, ma anche ad escludere qualsiasi responsabilità di chi ha contribuito alla elaborazione e approvazione del progetto di retrofitting. Una precocità di conclusioni che è stata censurata pubblicamente anche dalla Procura di Genova”, conclude Autostrade per l’Italia.