Ponte Morandi, aziende della zona rossa ripartono. Ferrometal si trasferisce a Borzoli

di redazione Blitz
Pubblicato il 30 dicembre 2018 16:43 | Ultimo aggiornamento: 30 dicembre 2018 16:43
Ponte Morandi, aziende della zona rossa ripartono. Ferrometal si trasferisce a Borzoli

Ponte Morandi, aziende della zona rossa ripartono. Ferrometal si trasferisce a Borzoli

GENOVA – Capodanno di speranza per le principali aziende della zona rossa, a Genova, attorno a ciò che resta del Ponte Morandi. Diverse imprese erano state costrette a interrompere la loro attività a causa del crollo del viadotto. Col nuovo anno potranno ripartire e rimettersi al lavoro.

Riprenderà dai primi di gennaio le attività Ferrometal, società specializzata nel trattamento del metallo, mentre è già ripartita la Acremoni di Bruno Vassallo, azienda che realizza stampi plastici per imbarcazioni nautiche.

Sono in tutto 5 aziende di medie dimensioni, del fatturato medio di 5-6 milioni, che hanno chiuso nelle scorso settimane un accordo con Autostrade per l’Italia. La concessionaria ha investito circa 20 milioni per ripagare i macchinari che erano andati perduti, finanziare il periodo di business interruption e rilevare capannoni e terreni non più utilizzabili, consentendo ad alcune di queste imprese di spostare l’attività in zone limitrofe. Un punto fondante degli accordi è stato l’impegno da parte delle aziende a mantenere inalterati i livelli contrattuali.

Ferrometal si trasferirà a Borzoli dopo aver ottenuto gli indennizzi di Autostrade: il 31 dicembre arriverà la firma del contratto di locazione dell’area comunale a Borzoli che sarà allestita per poter riprendere l’attività tra forse sei mesi.

“Abbiamo presentato la nostra richiesta ad Aspi ed è stata accolta, questo ci consentirà di ripartire”, spiega a Il Secolo XIX Mario Cassano, contitolare con il fratello Giovanni dell’azienda. “Siamo l’unica azienda in zona rossa che non ha potuto accedere alle esenzioni fiscali perché nel decreto era stato sbagliato il nome: risultava la Ferrometal Servizi di corso Perrone, un’altra realtà che non ha nulla a che fare con noi, ma la correzione è stata fatta quando le scadenze fiscali erano ormai alle spalle”, aggiunge Cassano.

“Trovare una sede alternativa alla nostra attività è stato arduo, Terzo Valico e Granda precludono l’utilizzo di molte aree, l’Autorità portuale ci ha dato speranze poi rivelatesi illusioni. E ci siamo trovati a un punto in cui, perdendo 200 mila euro al mese, le banche avrebbero potuto sancire la nostra fine per sempre”, conclude Cassano.