Ponte Morandi di Genova, accuse più gravi per indagati. La procura: “Sensori non messi dolosamente”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Gennaio 2021 20:46 | Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio 2021 20:46
Ponte Morandi di Genova, accuse più gravi per indagati. procura: “Sensori non messi dolosamente”

Autostrade, la Procura di Genova inchioda col vinavil i Benetton e avvicina la revoca

Crollo del ponte Morandi di Genova, accuse più gravi per gli indagati. La procura:

“Sensori non messi dolosamente”.

I sensori che avrebbero dovuto monitorare il ponte Morandi, il viadotto crollato il 14 agosto 2018 causando la morte di 43 persone, non vennero sistemati “dolosamente” nonostante fossero stati tranciati nel 2015 durante alcuni lavori e caldeggiati dal Cesi nel 2017.

E’ la nuova accusa che emerge dalle carte dell’inchiesta.

Crollo del ponte Morandi di Genova, i pm: “Rimozione dolosa di cautele contro infortuni”

In particolare, i pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno insieme all’aggiunto Paolo D’Ovidio, hanno contestato anche:

“la rimozione o l’omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro”.

Questa contestazione farà spostare la competenza da un giudice monocratico al collegio. 

Crollo ponte Morandi di Genova, la nuova ipotesi di reato

La nuova ipotesi di reato, inoltre, prevede che nel caso in cui si verificasse un disastro o un infortunio dalle rimozioni od omissioni, la pena è da tre a 10 anni.

Anche nella perizia degli esperti del gip sulle cause del crollo, nell’ambito del secondo incidente probatorio, era stato sottolineato come:

“non era stato dato seguito alle raccomandazioni del Cesi per l’installazione di un sistema di monitoraggio dinamico permanente con l’individuazione di specifici livelli di soglia”.

Quei sensori, secondo la ricostruzione dei finanzieri del primo gruppo coordinati dal colonnello Ivan Bixio, un anno prima della rottura avevano fornito i dati con cui era stato stilato nel 2014 il documento in cui venne scritto che il ponte Morandi era a “rischio crollo”, unico viadotto in tutta Italia a riportare quella dicitura.

Per gli inquirenti, quel documento dimostrerebbe che la società era a conoscenza dei rischi e che non fece nulla.

Una circostanza che potrebbe portare alla contestazione del dolo eventuale e non più a una contestazione colposa (fonte Ansa).