Ponte Morandi, gli investigatori: “Sensori fuori uso dal 2015, tranciati durante i lavori”

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 Novembre 2019 16:56 | Ultimo aggiornamento: 21 Novembre 2019 19:53
Il ponte Morandi

Il ponte Morandi (Foto Ansa)

GENOVA – Il documento “di programmazione del rischio” in cui nel 2014 venne scritto che il ponte Morandi era a “rischio crollo” è stato compilato anche coi dati ricevuti dai sensori che Autostrade aveva montato anni prima. Ma, hanno scoperto gli investigatori, dal 2015 quell’impianto di monitoraggio strutturale non funzionava più perché tranciato da lavori sulla carreggiata. I sensori, dicono gli inquirenti, non erano stati sostituiti nonostante il Cesi e il Politecnico di Milano ne avessero consigliato l’installazione. 

Il sistema era stato poi inserito nel progetto di retrofitting, i lavori di rinforzo delle pile 9 e 10 che però non sono mai partiti perché nel frattempo il ponte è crollato provocando 43 morti.

Dal 2015, è il ragionamento della procura, il documento veniva compilato soltanto con le prove riflettometriche e non con altri sistemi di monitoraggio. Un sistema, secondo chi indaga, che forse non era sufficiente a capire le reali condizioni del Morandi.

E allora, si chiedono gli inquirenti, perché nonostante i sensori fossero rotti e ci fosse un unico sistema di monitoraggio, senza nemmeno entrare nei cassoni, il “rischio crollo” non era stato preso in considerazione? Una delle ipotesi è che si dovesse risparmiare sui costi di gestione e che una chiusura parziale o totale della struttura potesse influenzare l’entrata nell’asset aziendale di nuovi soci cinesi e tedeschi.

Intanto venerdì 22 novembre sono previsti gli interrogatori di altri due indagati per l’inchiesta sui falsi report: il pubblico ministero Walter Cotugno ha convocato Serena Allemanni e Massimiliano Giacobbi, entrambi di Spea. (Fonte: Ansa)