Ponte Morandi, ipotesi vizio di costruzione. Se fosse così, Autostrade non poteva sapere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 dicembre 2018 11:31 | Ultimo aggiornamento: 18 dicembre 2018 12:36
Ponte Morandi, ipotesi del vizio di costruzione. Se fosse così, Autostrade non poteva sapere

Ponte Morandi, ipotesi vizio di costruzione. Se fosse così, Autostrade non poteva sapere (foto d’archivio Ansa)

GENOVA – Nell’inchiesta della Procura che indaga sul crollo del Ponte Morandi a Genova per la prima volta si sta considerando l’ipotesi che il ponte sia crollato per un vizio di costruzione che, dunque, non poteva essere noto a Autostrade per l’Italia. 

A che punto è l’inchiesta? La Procura sta aspettando le relazioni dei periti nominati subito dopo il crollo. E intanto l’udienza per l’incidente probatorio è stata rinviata al prossimo 8 febbraio.

Sabato è arrivata la relazione del laboratorio Empa di Zurigo, che ha analizzato i materiali dei reperti selezionati dai periti e il loro grado di corrosione. Cosa dice la relazione? 

Lo spiega Maurizio Caprino del Sole 24 Ore:

“Al netto del fatto che la perizia è scritta in tedesco e va tradotta in italiano con la massima cura, il grado di corrosione non dice tutto. Tanto più che alcuni risultati appaiono incoerenti. Per esempio, è stato riscontrato in alcuni cavi di acciaio degli stralli un tenore di idrogeno molto alto, che di per sé renderebbe fragili i cavi stessi. Però non sono stati trovati segni di loro rotture fragili e, anzi, è stata registrata un’altissima resistenza meccanica. In altre parole, se i cavi si sono rotti, non sarebbe stato perché hanno ceduto (magari per corrosione), ma solo perché sarebbero stati sottoposti a uno stress eccezionale come quello dovuto al cedimento di un’altra parte strutturale del viadotto”.

La perizia Empa poi parla dell’assenza di guaine protettive intorno ai cavi degli stralli. Assenza che avrebbe favorito la corrosione.

Ma, per poter controllare questi elementi interni della struttura di uno strallo, si sarebbe dovuto eseguire prove distruttive. Lo spiega sempre Maurizio Caprino:

“Quindi, a quanto pare, sarebbe stato impossibile accorgersi della loro assenza, che a questo punto potrebbe essere dovuta a un errore di costruzione o a una scelta progettuale non evidenziata sinora. Ciò potrebbe corroborare la tesi di Aspi secondo cui il 14 agosto è accaduto un evento imprevedibile”.