Dal ponte scivoloso alla piscina da 49 metri: 2 miliardi di sprechi pubblici

Pubblicato il 31 maggio 2013 12:27 | Ultimo aggiornamento: 31 maggio 2013 12:27
Il ponte realizzato da Santiago Calatrava a Venezia

Il ponte realizzato da Santiago Calatrava a Venezia

ROMA – Il ponte scivoloso, l’aeroporto inutile, gli ospedali mai aperti, i palazzi fantasma e i parcheggi lontani dal centro e senza navette. L’Italia dei soldi ( pubblici) buttati in opere inutili o mal realizzate è fatta di architetture variegate. Ma ha un costo preciso: 2 miliardi di euro (mezza Imu, per capirci) spesi in opere mai utilizzate o lasciate al degrado.

A Venezia c’è il caso del ponte realizzato dall’architetto Santiago Calatrava, a Perugia il caso dell’aeroporto semivuoto. Ma è soprattutto in Sicilia e in Calabria che spuntano edifici che sono diventati fatiscenti senza mai essere utilizzati.

Una panoramica dello spreco la offre Repubblica, in un’inchiesta firmata da Antonio Fraschilla e Fabio Tonacci.

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Il caso di Venezia, certo non il più costoso, è quello più vistoso. Perché per realizzare un ponte che coniugasse praticità e bellezza è stato chiamato un fior di architetto, Calatrava appunto. E’ finita in tribunale, con la Corte dei Conti che chiede 4 miliardi di risarcimento all’architetto e a tre suoi tecnici. Problemi di costruzione, stabilità. E alla fine il ponte che risulta scivoloso.

E che dire allora dell’aeroporto San Francesco di Perugia, firmato Gae Aulenti  e costato “appena” 42,5 milioni. A lavori quasi ultimati il governo ha deciso che non era strategico: passeggeri dimezzati e cancellazione delle rotte Perugia-Milano. Chi non ha bisogno quasi quotidianamente di volare tra Perugia e Milano?

Poi Fraschilla e Tonacci dedicano un intero capitolo dell’inchiesta agli edifici fantasma, specialità della casa di Calabria e Sicilia.

La Calabria, invece, pare avere una passione particolare per gli ospedali fantasma. A Gerace ce n’è uno costato a suo tempo 9,5 miliardi di lire e mai aperto, diventato rifugio per le pecore al pascolo. Stessa sorte per il nosocomio di Rosarno. A Scalea almeno uno dei tre piani dell’enorme ospedale locale sono riusciti ad utilizzarlo, sistemandoci gli uffici della Asl, ma non si sono fatti mancare una inutile aviosuperficie costata 10 milioni di euro, dove al massimo hanno visto atterrare qualche ultraleggero. Anche a San Bartolomeo in Galdo (Benevento) c’è un relitto d’ospedale (cinque piani vuoti) la cui prima pietra fu messa nel lontano 1958. Venti milioni di euro dopo, non è mai stato aperto, nonostante si continuassero ad assumere primari echirurghi. Adesso c’è un mini presidio di pronto soccorso e qualche ambulatorio. Il record di opere realizzate e mai utilizzate però ce l’ha la Sicilia. Soltanto a Giarre se ne contano una decina. Dall’anfiteatro con centro polifunzionale alla piscina comunale che misura 49 metri anziché i 50 regolamentari passando per il campo da polo in disuso, se ne sono andati una cinquantina di milioni.
Quindi  i due maxi parcheggi vuoti di Palermo. Finanziati nel 2007 e realizzati. Lontani da centro, come è normale. Così lontani che a piedi non ci si può arrivare. E rigorosamente senza servizio navetta.
Non che manchino gli sprechi al nord. Memorabile la storia della pista da bob di Cesana Pariol, un “affare” da 77 miliardi costruita e utilizzata solo per le Olimpiadi invernali. Motivo semplice: costi di mantenimento pazzeschi. Per permettere la tenuta del ghiaccio servivano 50mila tonnellate di ammoniaca. La procura ha deciso che erano un costo e soprattutto un pericolo. E quindi l’ha chiusa.