Pordenone, baby gang in azione: rapine tra gli adolescenti e botte ad un disabile che si opponeva

di redazione Blitz
Pubblicato il 24 Luglio 2019 15:49 | Ultimo aggiornamento: 24 Luglio 2019 15:49

(Foto archivio Ansa)

PORDENONE  – Baby gang in azione a Pordenone: rapine ai coetanei adolescenti e calci e pugni ad un disabile. Sono queste le accuse nei confronti di quattro ragazzi veneti. Due di loro, uno di 15 anni e uno di 16, sono già stati individuati, mentre si cercano gli altri due componenti della gang. 

Il quindicenne, considerato il ‘capo’ della baby gang, è stato collocato in comunità nel corso di un’operazione di polizia la notte scorsa, con tanto di perquisizione nell’abitazione dove viveva con i genitori. il sedicenne è stato sottoposto a perquisizione personale e domiciliare ed è indagato in stato di libertà. I due dovranno rispondere di tentata rapina pluriaggravata, tentata estorsione in concorso, spaccio di sostanze stupefacenti, truffa e appropriazione indebita.

Proseguono invece le indagini per identificare gli altri due componenti. Da quanto emerso finora il disabile era divenuto il “bersaglio” della gang. In almeno due episodi, nelle vicinanze del luna park cittadino, la vittima sarebbe stata dileggiata, oltre che spintonata e presa a calci e pugni sebbene implorasse loro di smetterla, sino a giungere al tentativo di rapina in concorso: i quattro avrebbero picchiato l’invalido, non riuscendo però a sottrargli il denaro.

L’indagine della Squadra Mobile si è sviluppata tra febbraio e maggio, periodo in cui sono stati denunciati episodi di aggressioni riconducibili a uno stesso gruppo di adolescenti: il furto di una collana d’oro da 1.200 ai danni di un quattordicenne, una tentata rapina aggravata di collana in oro e cellulare ai danni di un altro quattordicenne, spaccio di marijuana a minorenni, una truffa da 500 euro ai danni di un quindicenne, la tentata rapina pluriaggravata in concorso all’invalido.

“Il contesto in cui gli investigatori si sono mossi – ha detto Odorisio – è risultato fortemente caratterizzato da una diffusa omertà giovanile motivata talvolta dalla riverenza verso colui riconosciuto come capo, altre volte da motivazioni più banali come il non volere fare la spia, altre volte ancora dalla paura che uscendo allo scoperto si possa diventare a propria volta vittima o bersaglio delle dinamiche del gruppo. Da qualunque parte la si guardi – ha concluso – parliamo sempre di omertà”. (Fonte: Ansa)