Porto Recanati, sono di Cameyi Mossamet le ossa umane trovate nel pozzo degli orrori

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 giugno 2018 18:12 | Ultimo aggiornamento: 29 giugno 2018 18:12
Porto Recanati, sono di Cameyi Mossamet le ossa umane trovate nel pozzo degli orrori

Porto Recanati, sono di Cameyi Mossamet le ossa umane trovate nel pozzo degli orrori

ANCONA – Sono di Cameyi Mossamet, la 15enne bengalese scomparsa ad Ancona il 29 maggio 2010, le ossa trovate a fine marzo scorso nel pozzo degli orrori a Porto Recanati, nei pressi del grattacielo multietnico Hotel House. Lo conferma il Dna. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] In una nota la Procura di Macerata lancia un appello a chi abbia notizie su quanto accaduto affinché contatti gli investigatori.

Secondo i magistrati, guidati dal Procuratore Giovanni Giorgio, “può ragionevolmente ipotizzarsi che la ragazza, una volta giunta da Ancona presso la stazione ferroviaria di Porto Recanati, si sia recata verso l’Hotel House, sì da essere poco tempo dopo uccisa e sotterrata nei pressi dell’immobile”.

Gli accertamenti medico legali sui resti ritrovati sono stati eseguiti dal prof. Adriano Tagliabracci all’istituto di medicina legale di Ancona. Gli inquirenti invitano chi abbia notizie sulla ragazzina a recarsi in Questura ad Ancona o a Macerata, o presso uffici di polizia giudiziaria o alla Procura di Macerata. “Ciò – sottolinea la Procura – al fine di consentire di raccogliere elementi utili per lo svolgimento delle indagini apparentemente non agevoli, atteso il lungo tempo trascorso dal momento della scomparsa della minore”.

Per l’identificazione è stata analizzata la carne interna di un dente, che coincide con il dna della madre di Camey Mossamet. Si tratta di un elemento che porta la comparazione tra i reperti e la quindicenne ad un’approssimazione del “99%”.

Di Cameyi si erano perse le tracce otto anni fa, quando una mattina di maggio non arrivò mai alla scuola media Marconi. All’epoca la pista seguita dagli investigatori portava proprio all’Hotel House, un grattacielo multietnico fatiscente regno di degrado e spaccio di droga, nei pressi del quale si trova il macabro pozzo. L’ipotesi era che Cameyi si fosse recata con il suo amico del cuore all’interno del palazzo. La ragazzina non venne mai ritrovata e l’inchiesta non portò alcun esito.

Fino al marzo scorso, quando a riaccendere i riflettori sul suo caso furono un paio di scarpette bianche ritrovate in fondo al pozzo. Una sorta di cimitero degli “invisibili”, secondo gli investigatori, migranti irregolari i cui corpi non sono mai stati reclamati. I resti sono stati rinvenuti in diversi punti nei pressi di un casolare abbandonato vicino all’enorme grattacielo in cui vivono nel più totale degrado più di duemila persone. Un “ghetto” più volte balzato agli onori delle cronache per episodi di criminalità, per lo più legati allo spaccio.

Insieme alle ossa, in fondo al pozzo c’erano una scarpa bianca, brandelli di foulard e di maglia. Elementi, questi, che hanno portato gli inquirenti a sospettare che parte di quei resti potessero appartenere a Cameyi Mossamet.