Poste, dipendente rifiuta promozione e viene punita: giudice le dà ragione

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 luglio 2015 13:54 | Ultimo aggiornamento: 2 luglio 2015 13:54
Poste, dipendente rifiuta promozione e viene punita: giudice le dà ragione

Poste, dipendente rifiuta promozione e viene punita: giudice le dà ragione

ROVIGO – Ha rifiutato una promozione ed è stata punita. Per questo motivo una dipendente delle Poste Italiane è stata punita e ora il giudice del Lavoro di Rovigo le ha dato ragione. La donna aveva il diritto di rifiutare la promozione e le mansioni superiori senza ritorsioni.

Il Gazzettino scrive che come ogni promozione, la dipendente si sarebbe ritrovata con maggiori responsabilità, orari diversi e carico di lavoro maggiore:

“Dopo vari anni (è stata assunta nel 1987) come addetta alla guardiania della sede di Corso del Popolo, secondo il suo ricorso la donna era stata trasferita, il 21 maggio del 2014, a un altro incarico, ossia di addetto alle produzioni di base, con mansioni di lavorazioni interne. Un trasferimento al quale la donna si oppone, ritenendo giusto continuare a svolgere il proprio servizio di guardiania. Ad agosto le viene notificata una sanzione disciplinare, con trattenuta di 10 giorni di retribuzione. Sanzione che la donna impugna, convinta della correttezza del proprio operato e delle proprie posizioni. Si arriva quindi al ricorso curato dall’avvocato Carlo Barotti di Rovigo.

Nei giorni scorsi la discussione e infine il deposito della sentenza, che accoglie le ragioni della lavoratrice. Il trasferimento avrebbe comportato il passaggio dal livello F, proprio della lavoratrice dal momento dell’assunzione, all’E. Non solo: anche il lavoro sarebbe cambiato: da uno non specializzato a uno per svolgere il quale sono necessarie conoscenze dell’attività aziendale specifica. Tutte valutazioni che hanno condotto il giudice ad annullare la sanzione disciplinare, sostenendo come il suo rifiuto fosse legittimo. Conseguenza di questa decisione è tra l’altro che Poste Italiane ora dovrà restituire alla dipendente i 10 giorni di retribuzione che erano stati trattenuti a seguito della sanzione disciplinare poi annullata”.