Poste, istruzioni per Reddito Cittadinanza: il 6 i cognomi con la A, anzi no…

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 4 marzo 2019 13:01 | Ultimo aggiornamento: 4 marzo 2019 13:01
Poste Italiane, istruzioni per Reddito Cittadinanza: il 6 i cognomi con la A, anzi no...

Poste, istruzioni per Reddito Cittadinanza: il 6 i cognomi con la A, anzi no… (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Poste, 12.845 Uffici delle Poste. Poste Italiane quelle gialle e blu, lì, nei dodicimila e passa Uffici e Sedi si attende e ci organizza (organizza parola grossa) per il 6 di marzo. E che succede il 6 di marzo alle Poste? Succede che alle Poste si può andare a fare domanda di Reddito di Cittadinanza, il 6 di marzo è il primo giorno, è il battesimo pubblico del Reddito di Cittadinanza. Non si va alle Poste a prendere i soldi e neanche la tessera del Reddito  Cittadinanza, no questo no. Si va a fare domanda. E alle Poste si attendono che siano in molti ad andare. Molti che si mescoleranno e sommeranno ai già tanti che alle Poste ci vanno ogni giorno.

E allora alle Poste stanno pensando, hanno pensato di non mescolare i due flussi, di dividere in qualche modo il normale utente dal richiedente Reddito Cittadinanza. La prima che hanno pensato e che il Corriere della Sera racconta sia stata annunciata in diversi Uffici Postali è la chiamata per lettera. Lettera dell’alfabeto, non lettera scritta a casa. Chiamata per lettera dell’alfabeto con cui comincia il cognome, il cognome del richiedente. Quindi avviso in qualche ufficio Poste, sia a voce che via cartello: si comincia con la lettera A, il 6 di marzo si prendono le domande di quelli col cognome che comincia per A. E poi gli altri giorni via ad andare con altre lettere iniziali del cognome…

Poi però, anche no, anzi no. Si comincia con la A ma si prendono anche le domande di quelli con cognome che inizia con altra lettera. La misura annunciata qualcuno la deve aver giudicata discriminatoria. E comunque avventata: si rischiava una pubblica protesta di chi arrivava in Ufficio Poste con cognome iniziante con altra lettera. Quindi sì all’ordine per cognomi ma anche no.

Qualcuno in Poste ha anche pensato alla distribuzione del numeretto che regola le code e la fila, come si fa al banco alimenti freschi del supermarket o in panetteria. Si arriva, si prende il numeretto, si sa quando si va allo sportello. Si fa in banca, si fa anche alle Poste per ogni altro motivo per cui si va alle Poste. Si faccia allora anche per il Reddito Cittadinanza. Mica tanto, un numeretto apposito per la fila del Reddito Cittadinanza vuol dire che tutti vedono che sei in fila per il Reddito Cittadinanza. E siccome l’italiano medio e la burocrazia media sanno e vogliono essere politicamente corretti anche nell’assistenzialismo, siccome il Reddito Cittadinanza pubblico lo vogliamo ma che resti privata la notizia…Ecco, il numeretto identifica, fa sapere a tutti che quello ha chiesto Reddito Cittadinanza, rende noto che quello è povero. E allora no, numeretto no.

Fantastica Italia: dichiarasi povero pubblicamente, con tanto di Isee che documenta, dichiarasi povero allo Stato per avere dallo Stato soldi, questo sì, questo si fa senza remore e senza pudore. Sia quando si è poveri davvero, sia quando non lo si è. Ma dichiararsi povero in una fila all’Ufficio delle Poste questo no, questa è violazione della privacy. Fantastica Italia: nessuno o quasi considera ci sia nulla di vergognoso nel provarci a farsi dare Reddito di Stato però non si vuole che la cosa si sappia in giro. O almeno così hanno pensato a Poste, luogo dove hanno peraltro lunga e sperimentata conoscenza degli umori profondi della gente.

Ancora, per non sapere come usa dire né leggere né scrivere, alle Poste hanno sommessamente pregato Polizia e altro in divisa di dare discretamente un occhio il 6 di marzo e dintorni di calendario. Hai visto mai qualcuno dà di matto in fila? Hai visto mai qualche fila allo sportello si infiammi?

Comunque a Poste Italiane hanno tirato un grande sospiro di sollievo quando hanno saputo dei Caf. Già, i Caf, quella roba gestita dai sindacati. Quella roba gestita dai sindacati è stata pregata dal governo, tramite Inps, di raccogliere ed elaborare domande e pratiche di Reddito Cittadinanza. I Caf saranno pagati per questo, dall’Inps. Perché senza i Caf aperti al Reddito Cittadinanza governo e Inps non ce l’avrebbero mai fatta. Neanche con l’aiuto di Poste. I Caf, i sindacati…fumo negli occhi per M5S. Ma senza il vecchio Caf Reddito Cittadinanza andava a perdersi tra lettera cognomi, numeretti ammazza fila, accesso sito Inps…