Pozzallo: pasti per i migranti finiscono nella spazzatura FOTO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Luglio 2014 17:05 | Ultimo aggiornamento: 8 Luglio 2014 17:05

RAGUSA – Pasta, carne, persino frutta. Pasti interi, ancora avvolti nel cellophane. Pasti che dovrebbero servire a rifocillare i migranti che a migliaia in questi giorni sbarcano in Sicilia e che, invece, finiscono direttamente nella spazzatura.

Basta una foto, messa su Facebook, a far scoppiare uno scandalo. La foto in questione è stata scattata a Pozzallo (Ragusa) dove c’è un centro che soccorre e ospita centinaia di migranti. Quel cibo è destinato a loro, ma viene buttato prima di essere aperto. Quel cibo, comprato a Pescara, costa 15 euro al giorno a migrante.

A dare la notizia è il giornale locale RagusaNews. Ma il caso monta sui social e finisce anche sulle pagine de Il Giornale con un lungo articolo firmato Valentina Raffa. Nel frattempo sulla vicenda dello spreco è stata aperta una inchiesta.

Scrive Raffa:

Il prefetto di Ragusa, Annunziato Vardè, ha inviato una nota al sindaco, Luigi Ammatuna, e all’Azienda sanitaria provinciale di Ragusa per avere lumi sullo spreco, che sembrerebbe dipendere da un incrocio perverso tra le abitudini alimentari degli immigrati e carenze organizzative del Centro. La convenzione tra Prefettura e Comune prevede, infatti, il rispetto delle tradizioni religiose e una scelta di alimenti non in contrasto con i principi e le abitudini alimentari degli ospiti.

E se ciò è stato rispettato – elemento che sarà vagliato per accertarsi del rispetto degli accordi – sarà il caso di ricontare il numero di pasti fornito quotidianamente e la corrispondenza con quello degli ospiti del centro, visto che la convenzione tra Comune e una ditta di Pescara con succursale a Ispica, non lontano dal Cpsa, aggiudicataria del bando, prevede un pagamento di 15 euro al giorno a persona per i pasti. Non prepararli affatto, anziché buttarli, avrebbe significato risparmiare denaro pubblico. Ma c’è di più: se anche si fossero sbagliati i conti, magari perché gli immigrati, riescono a nutrirsi da soli in paese, non si potevano recuperare i pasti girandoli a chi ha bisogno? Il Cpsa replica che non è previsto dalla convenzione. Il che non evita l’indignazione.