Pranzo di Pasqua tradisce il boss tornato dal Brasile: arrestato a Palermo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Aprile 2021 10:07 | Ultimo aggiornamento: 5 Aprile 2021 11:15
pranzo di pasqua boss

Pranzo di Pasqua galeotto: arrestato a Palermo il boss latitante (Ansa)

Pranzo di Pasqua tradisce il boss tornato dal Brasile. Il pranzo di Pasqua con la famiglia è stato fatale a G. C. , ritenuto capo del mandamento mafioso palermitano di Pagliarelli.

Da tempo si era trasferito in Brasile, ma era tornato in città per i giorni di festa con l’intenzione di ripartire per l’America.

Pranzo di Pasqua tradisce il boss tornato dal Brasile

I carabinieri del comando provinciale, nel corso dell’operazione Brevis, lo hanno fermato mentre era con la sua famiglia per festeggiare la Pasqua. In manette anche altre quattro persone 

Sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, lesioni personali, sequestro di persona, fittizia intestazione di beni, tutti reati aggravati dal metodo e dalle modalità mafiose.

Il provvedimento è stato emesso dai pm Federica La Chioma e Dario Scaletta, coordinati dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.

Per i carabinieri, C. sarebbe diventato il reggente del “mandamento” mafioso di Pagliarelli dopo l’arresto del boss, in cella da due anni.

C. da qualche tempo si era trasferito in Brasile delegando ai suoi fedelissimi la gestione gli affari delle “famiglie” a lui subordinate.

Prima di lasciare l’Italia, il capomafia avrebbe mantenuto, attraverso riunioni e incontri anche in luoghi riservati, un costante collegamento con i vertici dei mandamenti mafiosi di Porta Nuova, Noce, Villabate, Belmonte Mezzagno per la trattazione di affari.

Stato assente, Mafia supplente: il boss risolveva le controversie

Nel ruolo di capo avrebbe risolto le controversie fra gli “affiliati”, assicurato “l’ordine pubblico” sul territorio.

C. avrebbe assicurato il mantenimento in carcere dei detenuti appartenenti alle famiglie mafiose del mandamento. E avrebbe gestito, grazie a prestanomi, il controllo di attività economiche dentro e fuori il territorio di sua competenza.

Commercianti e imprenditori si rivolgevano a Cosa nostra per ottenere autorizzazioni per l’apertura di attività commerciali o per risolvere liti e controversie.

L’organizzazione mafiosa avrebbe assunto, secondo una consolidata tradizione, una patologica funzione supplente rispetto alle istituzioni dello Stato.

Il clan puniva le rapine non autorizzate. I video dei pestaggi

Al clan sarebbe stato chiesto di individuare e punire gli autori di rapine commesse senza il benestare del clan, trovare e restituire ai proprietari un’auto rubata, autorizzare l’apertura di nuovi esercizi commerciali.

Le indagini hanno ricostruito il pestaggio di un rapinatore che avrebbe commesso due colpi non autorizzati dalla famiglia mafiosa. Il titolare di una rivendita di detersivi, dopo due rapine subite nell’arco di 5 giorni, si sarebbe rivolto agli uomini di Cosa nostra per identificare i responsabili e tornare in possesso dei soldi rubati.

L’imprenditore avrebbe chiesto l’intervento di uno tra i fermati, a cui avrebbe consegnato le immagini girate dal sistema di video-sorveglianza durante le rapine subite il 29 agosto e il 3 settembre del 2019.

La cosca individuò i rapinatori prima di pestare a sangue l’ideatore dei colpi in un garage, alla presenza del boss.