Prato, che fine fa il figlio della prof e dell’alunno 15enne? L’ultimo sms…

di Daniela Lauria
Pubblicato il 13 Marzo 2019 12:00 | Ultimo aggiornamento: 13 Marzo 2019 12:12
Prato, che fine fa il figlio della prof e dell'alunno 15enne?

Prato, che fine fa il figlio della prof e dell’alunno 15enne?

PRATO – Che fine farà ora il figlio della prof di Prato, finito suo malgrado al centro di un chiacchieratissimo caso di cronaca? Il dna ha confermato: il padre biologico del bimbo, che è nato pochi mesi fa, è il ragazzino di 15 anni al quale la donna, 35 anni, impartiva ripetizioni di inglese. Ma per la legge il padre del piccolo è il marito della donna, che appresa la notizia non sembra però intenzionato a chiedere il disconoscimento. La coppia ha anche un altro figlio di 7 anni.

C’è poi un ultimo sms che la donna avrebbe inviato a gennaio al ragazzino. Lo riportano Laura Montanari e Luca Serranò sul quotidiano la Repubblica: “I miei e mio marito sanno già tutto, tu puoi dire quello che vuoi”, avrebbe scritto l’insegnante al 15enne, sfidandolo di fatto a denunciarla.

Secondo quanto riferito dal quotidiano la Nazione, in questura, dove il marito ha accompagnato la moglie dopo che le era stato notificato l’avviso di garanzia per il reato di sesso con minori, l’uomo avrebbe detto: “Non voglio perderlo, lo sento ancora mio”. A quanto pare, l’uomo sapeva tutto da tempo ma non ha per questo lasciato la donna, né tanto meno avrebbe disconosciuto il bimbo. Potrebbe farlo fino al compimento del primo anno di età del piccolo. Il quindicenne, che è il padre biologico, non può invece fare causa direttamente. Come spiega Luciano Trovato, presidente del Tribunale dei minori di Firenze, “un minore che ha meno di 16 anni non può riconoscere un figlio, salvo autorizzazione. In questo caso il minore deve essere rappresentato da un genitore e autorizzato al riconoscimento. Poi si avvia un procedimento e un eventuale riconoscimento della paternità. Ma in questo caso ci sono due blocchi giuridici: l’età inferiore a 16 anni e l’esistenza di un altro padre, quello giuridico”. Il che significa che il piccolo difficilmente potrà cambiare famiglia. Potrebbe a sua volta chiedere il disconoscimento in qualsiasi momento, solo dopo che avrà raggiunto la maggiore età. 

Intanto la difesa dell’insegnante ha chiesto alla Procura di interrogare in modalità protetta il 15enne. Se così verrà deciso, il ragazzino affronterebbe un’udienza a porte chiuse, in camera di consiglio davanti al gip e il suo racconto sarà prova valida per un processo futuro. Intanto gli inquirenti cercano di fare la massima chiarezza possibile sulle circostanze in cui sarebbe maturata la relazione. 

La squadra mobile è stata impegnata a reperire nuovi racconti nella cerchia dei conoscenti dell’insegnante. I sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli hanno attivato la polizia per acquisire nuovi elementi proprio sul piano delle testimonianze, mentre da pc e telefono si ricostruiscono ancora sequenze cronologiche e contenuti di sms e frasi in chat. Gli investigatori hanno sentito diverse persone vicine all’indagata. Testimonianze che potrebbero ampliare la conoscenza dei fatti. Tra gli accertamenti c’è anche la circostanza se altri ragazzi andavano a ripetizione di inglese da lei. O se il 15enne sia stato l’unico suo studente.

Fondamentale sarà inoltre capire l’età che aveva il giovane al momento del concepimento, che sarebbe avvenuto nella primavera del 2017. Se il primo rapporto fosse avvenuto quando il ragazzino aveva ancora 13 anni, per la prof scatterebbe il reato di violenza sessuale. La legge, infatti, esclude del tutto che vi possa essere consenso da parte di un minore di 14 anni ad avere rapporti sessuali, per motivi di maturità psicologica, evidentemente non ancora raggiunta, considerato pure che la relazione sarebbe stata impostata facendo leva sul suo ruolo di educatrice a cui la famiglia, che la conosceva, aveva affidato il figlio per le ripetizioni. 

Fonte: La Nazione