Premafin, Salvatore Ligresti condannato a 5 anni per aggiotaggio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 novembre 2017 17:48 | Ultimo aggiornamento: 27 novembre 2017 18:59
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Premafin, Salvatore Ligresti condannato a 5 anni per aggiotaggio

MILANO – Salvatore Ligresti è stato condannato a 5 anni di carcere e 100mila euro per aggiotaggio sui titoli Premafin. Il Tribunale di Milano ha condannato Ligresti il 27 novembre, insieme a Giancarlo e Filippo e il fiduciario Niccolò Lucchini. Le accuse per tutti sono di manipolazione del mercato sui titoli Premafin.

L’ex immobiliarista de Filippo e Lucchini sono stati condannati rispettivamente a 4 e 3 anni di carcere e a multe dell’importo di 80mila euro e 60mila euro. I giudici hanno anche disposto la confisca delle azioni Unipol Sai già sequestrate e 250.000 euro di risarcimento alla Consob, scrive l’Ansa.

La richiesta del pm è stata dunque accolta in pieno dai giudici del tribunale di Milano, nonostante la linea difensiva di Ligresti e degli  altri imputati che ne aveva chiesto l’assoluzione per mancanza di “prove oggettive”. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il costruttore ed ex patron di Fonsai, assieme all’imprenditore De Filippo e al fiduciario Lucchini, tra il 2 novembre 2009 e il 16 settembre 2010, avrebbe manipolato il valore di Borsa del titolo Premafin (poi confluita in UnipolSai) con compravendite, per circa 9 mln, effettuate da due trust off-shore con sede alle Bahamas (Ever Green ed Heritage) a lui riconducibili e titolari del 20 per cento del capitale della societa’. Quota questa che venne sequestrata dalla Guardia di Finanza nell’aprile del 2012 e ora confiscate su conti svizzeri.

Come ha evidenziato il pm Baggio durante la sua requisitoria, il “movente” delle operazioni al centro della vicenda, sarebbe stata la volontà di mantenere alto il prezzo delle azioni Premafin in quanto erano gli asset che le holding della famiglia, Imco e Sinergia, avevano dato come garanzia per i loro debiti. E questo fino ad arrivare a concludere che i beneficiari delle operazioni sotto accusa sarebbero stati i Ligresti e le due loro società poi fallite.

Una ricostruzione respinta dalle difese che hanno sempre parlato di mancanza di “prove oggettive” e di un “vizio di fondo dell’impostazione accusatoria” che si sarebbe basato sono su una “catena di presunzioni”. Per questo la sentenza sarò impugnata.

Il verdetto dei giudici milanesi è arrivato dopo due ore di camera di consiglio. I giudici hanno inoltre condannato i tre imputati a risarcire in solido 36 azionisti in sede civile. Disposte anche le misure accessorie di rito, tra cui l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per Ligresti e l’interdizione per un anno e mezzo sia dall’esercizio della professione sia dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e l’incapacità di contrattare con le Pubbliche amministrazioni sempre per un anno e mezzo. Le motivazioni saranno depositate in 90 giorni.