Ingv: vecchi metodi per scegliere tra Gresta e Rosi. Profumo delude

Pubblicato il 21 marzo 2012 12:39 | Ultimo aggiornamento: 12 ottobre 2014 11:55

Una tempesta agita per ora solo il piccolo lago di una piccola parte degli scienziati italiani ma le sue conseguenze possono essere catastrofiche per tutta l’Italia, col rischio di schizzare un po’ di fango sul gilet del ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, che finora si è limitato alle brutte figure solo in provincia (per una ripicca lasciò la sedia vuota alla inaugurazione dell’anno accademico a Genova).

Sul sito di Usi Ricerca, un sindacato di categoriua molto agguerrito e informato e editore di una edizione a  stampa, Il Foglietto, Alex Malaspina butta là una domanda: “Arriva un magmatologo al vertice del’Ingv?”. L’Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, è infatti senza presidente, dopo la fine del trentennale regno di Enzo Boschi,  seguita da un breve regno di Domenico Giardini, che ha lasciato il 1 marzo 2012..

L’articolo di Malaspina  ha questo avvio: “In via di Vigna Murata, a Roma, sede centrale dell’Istituto di geofisica e vulcanologia, si vivono giornate di attesa.  Dopo l’abbandono della carica di presidente da parte di Domenico Giardini, alla fine di una vicenda kafkiana, raccontata in esclusiva e tutta per intero dal Foglietto, il ministro vigilante ha riconvocato il Comitato di valutazione presieduto da Francesco Salamini, che nei giorni scorsi, dopo una movimentata seduta, ha ricomposto la “cinquina” dalla quale il titolare del Miur [cioè Profumo] dovrà scegliere il successore di Giardini”.

Secondo Malaspina, i candidati alla presidenza di Ingv sono Stefano Gresta (che, nella veste di consigliere anziano, sta svolgendo la funzione di presidente), Carlo Doglioni, Benedetto De Vivo e Roberto Sabadini, Mauro Rosi”. Proprio Rosi, secondo Malaspina che cita “voci insistenti”, potrebbe essere il prescelto, anche se Gresta, probabimente dandosi un po’ da fare, “spera di ottenere dal ministro un’investitura pleno jure”.

Il ministro dovrebbe scegliere entro pochi giorni.

Rosi, 63 anni, versiliese, magmatologo, ordinario all’università di Pisa, è conosciuto nell’ambiente per gli studi sul Vesuvio/Campi Flegrei e su Stromboli. Ha all’attivo 63 articoli (Isi), ed è recentemente stato nominato vicepresidente della Commissione Grandi Rischi e membro del Consiglio Scientifico Ingv (organo tuttora mai convocato).

Malaspina schizza questo ritratto di Rosi: “Uomo di buon carattere, anch’egli, come Giardini, è benvisto dalla Protezione Civile, che in passato si è dovuta più volte scontrare con Enzo Boschi, il quale, nella sua lunga permanenza alla guida dell’Ingv, ne ha sempre difeso,  l’indipendenza e l’autonomia, senza mai tirarsi indietro nei duri scontri con Bertolaso”, l’ombra del quale sembra proiettarsi ben oltre la sua uscita di scena sull’onda degli scandali.

Malaspina non prevedre vita facile per il nuovo presidente dell’Ingv, “non solo per la presenza all’interno dell’ente di professionalità che possono vantare una elevata esperienza sul campo dei rischi sismico e vulcanico, ma anche per l’annoso problema del precariato, che colpisce l’Ingv più di ogni altro ente di ricerca”.

C’è poi l’aspetto intrinseco del mestiere dell’Ingv, ai cui addetti, un migliaio tra precari e in organico, toccano una serie di competenze, quali decidere  le aree dove concentrare l’edilizia antisismica e dove sia possibile costruire ponti e far passare TAV; indicare le zone vulcaniche dormienti che possono ritornare attive; scegliere i migliori siti per produrre energia geotermica e le zone dove poter intraprendere stoccaggi geologici di riserve strategiche di gas e di anidride carbonica (legge dell’ottobre 2011),  dove fare le migliori indagini magnetiche e geo-elettriche per trovare siti archeologici e discariche abusive sotterrate,  dove sono i rischi di fuoriuscita di calore, magma, gas vulcanici con le relative conseguenze sull’urbanistica e sulla salute dell’uomo, definire le migliori modellizazioni dei cambiamenti climatici e alcune tipologie di monitoraggi marini.

Ce n’è da far tremare. Circolano invece indiscrezioni su come si sono svolti i lavori del Comitato di Valutazione Salamini, il 15 marzo scorso: solo poche battute, un paio d’ore, il tempo di acqusire il parere di un ministro che di fatto ha suggerito sembrerebbe ed in modo sbrigativo, il nome che gli stava a cuore.  Nessun esame di candidati al di fuori di quelli già sceòti.

Un po’ deludente, tutto questo, per una commissione tecnica, di un governo tecnico, con un ministro del mestiere come Profumo.

 

 

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