Preti gay, un seminarista ammette: “Vado alle feste omo, che c’è di male?”

Pubblicato il 23 luglio 2010 0:18 | Ultimo aggiornamento: 23 luglio 2010 0:25

Dopo l’inchiesta pubblicata da Panorama sui preti che frequentano i locali gay di Roma, un seminarista ammette: “Eh sì, è difficile, ma che ci devo fare? Non sono malato, sono normale. Voglio vivere la mia vita e compiere le mie scelte liberamente”.

Parole dette piano, sullo sfondo di uno dei più bei parchi di Roma all’Eur, a pochi metri dalla grande entrata del Gay Village, la discoteca all’aperto dedicata ai gay dove visi sorridenti e persone gentili accolgono chiunque, nonostante le anticipazioni sul servizio di Panorama che indica quel luogo come punto di riferimento dei sacerdoti gay.

Per chiunque si intende anche lui: seminarista e non prete, comunque vocato e in attesa, che se la sente di parlare solo quando gli assicurano che non avrà mai un nome e mai un volto: “L’omosessualità è un humus nel quale la chiesa ha pescato i propri figli. Persone che vivevano in silenzio ed emarginate la propria solitudine, che non si facevano una propria famiglia perchè non potevano, gay repressi. E adesso viviamo la nostra vita disperatamente, nascondendoci. E qui a Roma è più facile confonderci”.

Ma è quella “caccia alle streghe che ha avviato il Vaticano che fa più male”, quella filosofia per la quale “l’omosessuale è un pedofilo. Noi non siamo pedofili”.

Il seminarista condanna questa “pruderie che si consuma intorno a noi”. Parla e vorrebbe parlare di più, ma non si fida. Però accenna a “corsi di recupero interni” dove la Chiesa “spedisce quelli come noi, quelli che non vengono espulsi. Al nord c’è uno di questi centri, in Lombardia”.

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