Previti perde in Cassazione una causa contro l’Espresso. E dovrà pagare anche le spese

Pubblicato il 25 Novembre 2010 2:13 | Ultimo aggiornamento: 25 Novembre 2010 2:13

Per la Corte di Cassazione, un errore di un giornalista del settimanale L’Espresso, che ha confuso per rinvio a giudizio una condizione di indagato di Cesare Previti, non ha molto valore di fronte alla gravità delle vicende giudiziarie in cui è stato coinvolto lo stesso Previti.

Con questa motivazione la Corte di Cassazione ha respinto la causa intentata, tredici anni fa, dall’ex ministro della Difesa ed ex parlamentare di Forza Italia contro L’espresso:la causa intentata da Cesare Previti contro “L’espresso” tredici anni fa.

Previti, che ha perso il seggio alla Camera dopo la condanna definitiva all’interdizione perpetua dai pubblici uffici nel processo Imi-Sir, secondo la Cassazione è stato implicato in vicende giudiziarie “così gravi” che non ha in alcun modo danneggiato la sua reputazione il fatto che, in un articolo comparso sul nostro settimanale nel 1997, sia stato indicato come “rinviato a giudizio” mentre era ancora solo “indagato”.

Nella realtà avvenne poi che in effetti colui che nel 1997 era solo un indagato, poi fu effettivamente rinviato a giudizio, processato e condannato con sentenza definitiva.

Scrive sul sito del settimanale Alfonso Cuntera che la sentenza 23468 della Cassazione non si limita a giudicare quello che era già accaduto nel 1997, spingendosi nella valutazione di un eventuale danno ad esaminare la fine della storia.

Secondo i giudici, Previti non ha nulla di cui lamentarsi poiché “il giudizio negativo indotto nel lettore era conseguenza delle vicissitudini giudiziarie da tempo in corso a suo carico e non dell’inesattezza terminologica nella quale era incorso l’autore dell’articolo”.

In altre parole, spiega ancora la Cassazione, la gravità delle indagini alle quali era sottoposto Previti e gli elevati incarichi istituzionali rivestiti, non avrebbero evitato che anche ‘”se espresso in termini piu’ precisi, il riferimento al parlamentare sarebbe stato lo stesso assai disdicevole”.

Quando promosse la causa, Previti era non solo l’avvocato preferito di Berlusconi, ma anche il ministro della Difesa del suo governo, mentre oggi, ricorda Cuntera, dopo il caso Squillante e soprattutto l’affare Imi-Sir, con la parcella da 67 miliardi pagata dalla famiglia Rovelli a Previti e altri due avvocati del Foro di Roma per corrompere i giudici, come sostiene l’accusa, politicamente è effettivamente un uomo morto, come scrisse allora l’Espresso.

Previti, che era assistito dalla figlia Carla Previti, anche lei avvocato, dorà anche pagare 3400 euro di spese.