Prince Jerry, gli negano permesso di soggiorno e si butta sotto un treno

di redazione Blitz
Pubblicato il 31 gennaio 2019 11:38 | Ultimo aggiornamento: 31 gennaio 2019 11:38
Prince Jerry, gli negano permesso di soggiorno e si butta sotto un treno

Prince Jerry, gli negano permesso di soggiorno e si butta sotto un treno

GENOVA – Quando gli hanno negato il permesso di soggiorno per motivi umanitari si è buttato sotto a un treno. Così Prince Jerry, nigeriano di 25 anni, si è tolto la vita lunedì 28 gennaio a Tortona (Alessandria).

A dare la notizia è stato monsignor Giacomo Martino, responsabile della Migrantes di Genova, in un messaggio indirizzato alla chat dei propri parrocchiani, poi circolato mercoledì sera sui social e ripreso da alcuni quotidiani. I funerali si terranno venerdì 1 febbraio alle 11.30 nella chiesa dell’Annunziata a Genova.

Mons. Martino ha poi spiegato che il messaggio era privato e pensato per restare tale, non volendo in alcun modo strumentalizzare la morte del giovane. “E’ impropriamente girato un mio post privato scritto ai membri più stretti della mia Comunità parrocchiale – ha scritto su Facebook – Erano parole di dolore e di sofferenza personale confidate a degli amici. Avevo scelto di non parlare di Prince Jerry per rispettare il dolore della sua morte e desolazione”.

Sul caso sono ora in corso indagini giudiziarie, ha spiegato ancora il religioso, per stabilire “esattamente i fatti ed eventuali responsabilità. Non desidero in nessun modo che questo ragazzo e la sua triste storia vengano strumentalizzate per discorsi diversi da quelli di compassione per una vita stroncata e di un lungo sogno interrotto”.

Prince Jerry era nato nei pressi di Benin City ed era sbarcato il 16 giugno 2016 sulle coste siciliane. Già dal quel mese era arrivato a Genova. Chi l’ha conosciuto riferisce che parlava benissimo italiano, faceva volontariato con i ragazzi delle Scuole della Pace e per iniziative come lo Staccapanni della Caritas.

“Un ragazzo speciale e straordinario, molto sensibile e anche colto. Era laureato e amava conoscere e apprendere”, ha ricordato don Giacomo. “Aveva fatto richiesta di asilo politico, ma non era stata accolta e lo aveva saputo alla metà di dicembre, il 17 per la precisione. Non rientrava in quello status, non più previsto dalle norme, che prima garantivano il permesso umanitario”.