Processo Eternit bis, Schmidheiny: “Violati i diritti umani”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Maggio 2015 15:55 | Ultimo aggiornamento: 12 Maggio 2015 17:06
Processo Eternit bis, Schmidheiny: "Violati i diritti umani"

(Foto Ansa)

TORINO – Il processo Eternit bis contro Stephan Schmidheiny “viola i diritti umani”: è quanto sostiene lentourage dell’imprenditore svizzero accusato di omicidio volontario aggravato di 258 persone per aver consentito che si continuasse a lavorare l’amianto nei suoi impianti nonostante sapesse che era letale.

Per gli avvocati di Schmidheiny l’accusa di omicidio volontario è “assurda” e la Procura di Torino, nel promuoverla, starebbe “ignorando doppiamente il principio ‘ne bis in idem'”, ovvero il principio giuridico secondo cui non si può essere giudicati due volte per lo stesso fatto.

Secondo i difensori del manager svizzero

“la riapertura di questo processo viola i diritti umani: infatti il principio del ‘ne bis in idem‘, sancito dalla Convenzione europea per i diritti dell’Uomo, garantisce che nessuno può essere giudicato due volte per lo stesso reato. La difesa pertanto si augura che nell’attuale udienza preliminare il giudice consideri l’accusa inammissibile e dichiari chiuso il procedimento. La nuova iniziativa penale contro Stephan Schmidheiny indica che in Piemonte è corso una caccia alle streghe suscettibile di essere strumentalizzata in chiave politica.

Le ultime sull’interminabile saga dell’azienda Eternit arrivano dal processo bis sulla catena di morti provocate, secondo l’accusa, dall’amianto lavorato nei quattro stabilimenti italiani della multinazionale belga. I pubblici ministeri sono convinti che Schmidheiny, pur conoscendo il problema, fece poco o nulla per modificare le “enormemente nocive condizioni di polverosità” nelle fabbriche e portò avanti “una politica aziendale” che provocò una “immane esposizione ad amianto di lavoratori e cittadini”. Il tutto per “mero fine di lucro”, sostengono.

Per le attività della Eternit Schmidheiny ha già subito un processo in cui l‘accusa di disastro ambientale doloso è stata dichiarata prescritta dalla Corte di Cassazione. Secondo la Procura di Torino questo processo riguarda un altra storia, ma per la difesa dell’imprenditore non è possibile procedere come se i 258 decessi siano la conseguenza di un solo episodio come un attacco terroristico: di ogni caso di morte bisognerà accertare minuziosamente il nesso con l’esposizione all’amianto incrociando dati clinici, consulenze, documenti Inail e tutto il resto.