Processo Mps, prima udienza. Mussari: “Non sapevo nulla del mandante”

di redazione Blitz
Pubblicato il 30 gennaio 2014 14:08 | Ultimo aggiornamento: 30 gennaio 2014 14:33
Processo Mps, prima udienza. Mussari: "Non sapevo nulla del mandate"

Giuseppe Mussari e Antonio Vigni

SIENA – “Non sapevo nulla” è la linea di difesa adottata da Giuseppe Mussari al processo apertosi a Siena sullo scandalo del Monte Paschi. Nella sua cronaca per il Sole 24 Ore Sara Monaci riporta le deposizioni dei due imputati eccellenti, l’ex direttore generale Antonio Vigni e l’ex presidente Giuseppe Mussari, che per la prima volta di fronte ai giudici hanno raccontato la loro versione dei fatti. Hanno ricostruito i passaggi che nel 2009 portarono alla ristrutturazione del prodotto finanziario Alexandria, sottoscritto nel 2005 con Dresdner e poi rinegoziato con Nomura, e causa di una perdita in bilancio di oltre 220 milioni nel 2009.

Vigni e Mussari sono imputati insieme all’ex capo area finanza della banca, Gianluca Baldassarri, per avere, secondo l’accusa, ostacolato gli organi di Vigilanza e aver nascosto il mandate agreement, cioè il contratto stipulato da Mps con Nomura per la ristrutturazione di Alexandria. Ma entrambi, Vigni e Mussari, hanno declinato le rispettive responsabilità, sottolineando come nella struttura bancaria si occupassero di altro, non di aspetti tecnici legati ai derivati. Per Mussari la persona responsabile doveva essere Vigni e la struttura finanziaria; per Vigni l’area Risk management e il direttore finanziario, oltre al cda.

Mussari prima che presidente di Banca è un avvocato che sa di dover andare dritto al punto: ”Non conoscevo il mandate, nessuno me ne ha mai parlato, non c’è niente in natura – ha detto rispondendo alle domande di difensori e pm – un documento, una mail, una telefonata, un uccellino che dimostri che sapevo del mandate. E non troverete nessuno che verrà in quest’aula a dire il contrario”.    

Quel foglio lui lo vide per la prima volta, ha spiegato, quando glielo mostrarono i magistrati nell’interrogatorio del 15 febbraio 2013, il giorno in cui subì anche il lancio di monetine da un gruppo di persone.    

Proprio per evitare telecamere e curiosi Mussari è entrato in tribunale alle 7,30, aspettando poi fino alle 10 l’inizio dell’udienza. Ha salutato quanti lo avvicinavano, evitando comunque di muoversi dal suo posto. Poi ha ascoltato per quasi 4 ore Vigni, sentito prima di lui. Lo ha ascoltato parlare del mandate ”che non ho mai voluto occultare” ha detto l’ex dg, e che poi ”ho dimenticato in quella cassaforte” dove venne ritrovato dall’ad Fabrizio Viola il 10 ottobre 2013.    

Del resto per l’ex dg anche la ristrutturazione venne proposta da Baldassarri ”per i rischi, remoti”, che la crisi americana poteva far intravedere su quel prodotto, ”che non aveva perdite”. Il contratto non è stato mai mandato a Bankitalia perché nessuno lo ha mai chiesto.    

Poi è toccato a Mussari che prima si è scusato con i giudici per le assenze alle precedenti udienze (”ho scelto di ritirarmi nel privato e seguire il processo tramite i miei avvocati e radio Radicale”), poi si è commosso quando, parlando dei dipendenti del Monte ha sottolineato che solo a tre persone dava del tu. Una dei queste era David Rossi, l’ex capo area comunicazione suicidatosi la sera del 6 marzo 2013. Poi subito ha riacquistato le verve dell’avvocato per rispondere al presidente del collegio giudicante Leonardo Grassi che gli ha chiesto conto del comportamento e delle parole dette agli inquirenti da alcuni suoi ex collaboratori: ”Aspetto il giudizio di questo tribunale ma, signor giudice, io maramaldo no”, ha detto con un riferimento storico al capitano di ventura che uccise Francesco Ferrucci ormai inerme.    

Per sostenere la sua tesi sulla non conoscenza del contratto, davanti alle contestazioni dei pm Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso, Mussari ha cercato di difendersi spiegando più volte che il presidente di una banca come Mps ”deve fidarsi delle strutture”, e per questo non si meravigliò quando Vigni gli disse che c’era da fare una Conference call con i vertici di Nomura, anche se non era mai successo niente di simile nei suoi sei anni di presidenza di Mps.

”La mia partecipazione alla ristrutturazione di Alexandria, che non passò dal Cda – ha proseguito – si è chiusa con questa telefonata”, e senza conoscere ”il valore dell’operazione che in quel momento non era ancora noto”. Del resto non sempre tutto veniva portato al Cda: anche alcune richieste di Bankitalia, in occasione della seconda ispezione, nel 2011, proprio su richiesta di via Nazionale ”non furono comunicate al consiglio”.    

Con qualche schermaglia tra difesa e accusa, Mussari ha infine accennato ad altre vicende come la perquisizione subita nell’ambito dell’inchiesta sull’aeroporto di Ampugnano ”lo stesso giorno in cui fui nominato presidente dell’Abi”, nel luglio 2010.      

Dopo aver sentito i testi dell’accusa e i tre imputati, i giudici passeranno ora all’esame dei testimoni delle difese: le prossime udienze sono fissate per il 12 e il 13 febbraio.