Processo Ruby: “Imane Fadil parlò di un foto-ricatto a Fabio Cannavaro”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Giugno 2013 14:32 | Ultimo aggiornamento: 21 Giugno 2013 14:37
Processo Ruby: "Imane Fadil parlò di un foto-ricatto a Fabio Cannavaro"

Imane Fadil in mezzo ai suoi avvocati (LaPresse)

MILANO – Si parla di un presunto “foto-ricatto” di Imane Fadil all’ex calciatore della Nazionale, Fabio Cannavaro, nelle dichiarazioni rese ai pm di Roma da Pawel Giowine, che lavorava nel settore casting e che lo scorso 21 maggio si è presentato spontaneamente davanti agli inquirenti.

Il teste, della cui esistenza si è saputo oggi nel processo “Ruby 2”, ha raccontato che Imane Fadil le disse nel 2006 di dover partecipare ad una festa, avvicinarsi a Cannavaro, così che un fotografo potesse scattare foto “compromettenti”.

Imane Fadil, parte civile nel processo Ruby 2 nel quale ha chiesto due milioni per danni alla sua immagine, avrebbe fatto parte di un gruppo di “una quindicina di ragazze reclutate” per “circuire personaggi che venivano a loro indicati al fine di poterli poi successivamente ricattare”. Lo ha dichiarato a verbale Pawel Giowine, facendo riferimento a quello che gli avrebbe detto la stessa Fadil. “Aggiunse – ha affermato – che il suo scopo era quello di arrivare al cosiddetto giro dei politici, perché erano persone che sotto la minaccia di uno scandalo avrebbero pagato bene”.

Lo scorso 21 maggio, Pawel Giowine, nato in Polonia ma cittadino italiano, ha reso dichiarazioni spontanee agli investigatori della Questura di Roma, raccontando che nell’aprile del 2006 stava organizzando un casting per un film. In quell’occasione avrebbe conosciuto Imane Fadil che “mi fu inviata dall’agenzia” che faceva capo “al signor Lele Mora“. La ragazza, sempre stando alle dichiarazioni di Giowine, “mi riferì che al telefono l’aveva chiamata un noto fotografo di Milano che le aveva chiesto di partecipare alla festa di addio del noto calciatore Fabio Cannavaro”.

Sempre secondo il verbale, Fadil “aggiunse testualmente che nella circostanza si sarebbe dovuta avvicinare, in modo
particolare, al festeggiato e ad altri calciatori presenti, nel chiaro tentativo di sedurli, così che il fotografo in questione avrebbe potuto effettuare degli scatti in pose compromettenti”. L’uomo ha spiegato che Fadil disse anche “di non essere affatto felice della cosa ma che era in un certo senso costretta a farlo perché il fotografo di cui parlava le dava spesso lavoro”. Fadil “non fece mai il nome del suo interlocutore“.