In Procura e in Commissariato al soldo dell’imprenditore? Lei ex candidata Salvini, lui poliziotto eroe

di Riccardo Galli
Pubblicato il 27 giugno 2018 9:36 | Ultimo aggiornamento: 27 giugno 2018 11:27
Roma. In Procura e in Commissariato al soldo dei boss? Lei ex candidata Salvini, lui poliziotto eroe

In Procura e in Commissariato al soldo di? Lei ex candidata Salvini, lui poliziotto eroe

ROMA – In Procura e in Commissariato al soldo e al servizio dei boss [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]: con questa accusa sono stati arrestati in otto. Due degli arresti colpiscono particolarmente: quello della funzionaria della Procura di Roma che era appena il 2.016 era stata candidata alle elezioni nella lista Noi per Salvini. E colpisce soprattutto l’arresto di Francesco Macaluso, il poliziotto eroe che il 17 aprile scorso aveva afferrato per i piedi sul tetto di un palazzo un tentato suicida. Poliziotto eroe era stato battezzato dalla stampa e aveva ricevuto alto encomio da parte del Capo della Polizia.

Perché gli arresti della funzionaria e di ben sei agenti di polizia, oltre che di un imprenditore (Carlo D’Aguano)? Perché l’ipotesi degli inquirenti (riportata dagli organi di stampa, tra cui Ansa e Huffington Post), l’accusa mossa è quella di fornire sistematicamente all’imprenditore e quindi a suoi referenti esterni informazioni su indagini e procedimenti giudiziari.

L’origine del tutto secondo i magistrati inquirenti nel grande affare delle sale giochi e giochi d’azzardo. Intorno a questa attività (è l’accusa mossa nei confronti degli indagati), il bisogno di sapere, conoscere se e quali indagini su di loro. E sapere, conoscere quali indagini diventavano fascicoli, quali fascicoli procedevano e quali no, quali inchieste potevano morire o diventare processi. Insomma la necessità e l’utilità di avere talpe in Procura e informatori nella Polizia.

Talpe da pagare ovviamente per la loro utilità e informatori da remunerare. La talpa secondo l’accusa (riporta anche Il Fatto Quotidiano) sarebbe la funzionaria Simona Amadio, gli informatori sei poliziotti del servizio Volanti o del Commissariato Fidene. Tutti sottoposti a provvedimenti restrittivi della libertà, tutti indagati per corruzione e altri reati connessi.

Indagati, ovviamente per ora solo indagati. Non ancora imputati, tanto meno condannati. Però i magistrati se la sono sentita di emettere mandati di arresto. Che, coinvolgendo sei agenti di polizia, non è cosa che i magistrati possano aver fatto a cuor leggero. Infatti anche i vertici della Polizia si dicono sostanzialmente affranti dalla notizia.

Ci saranno le difese degli indagati, poi probabilmente un processo, quindi le sentenze. Sentenze che non possono essere emesse sulla base di un mandato di arresto. Però anche la semplice ipotesi, anche il semplice, come si dice in gergo, quadro indiziario è quello di una devastante normalità. Che una funzionaria della Procura della Capitale possa vendere informazioni e tranquillamente neanche due anni fa candidarsi nella lista del partito legge e ordine e basta corruzione. Che un poliziotto eroe ieri e orgoglio della Polizia possa arrotondare informando chi sa essere generoso: questa è la devastante normalità di una società civile devastata…da se stessa.