Procura di Milano, si chiude lo scontro: Robledo andrà un anno a Venezia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Gennaio 2015 20:35 | Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio 2015 20:35
Procura di Milano, si chiude lo scontro: Robledo andrà un anno a Venezia

Procura di Milano, si chiude lo scontro: Robledo andrà un anno a Venezia

ROMA – Un anno di lavoro a Venezia, come sostituto procuratore generale. Poi pm Alfredo Robledo potrà fare ritorno alla procura di Milano nel suo vecchio incarico di capo del pool anticorruzione, da cui è stato rimosso nell’ottobre scorso. Un ritorno che coinciderà con l’uscita del capo dell’ufficio, Edmondo Bruti Liberati, per raggiunti limiti di età.

Il Csm si appresta a chiudere con questa soluzione di mediazione, per la quale si è speso il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, lo scontro alla procura di Milano; un confitto che va avanti da quasi un anno, da quando Robledo ha accusato Bruti di irregolarità nell’assegnazione di delicati fascicoli e che, tra reciproci esposti, è culminato con la sua estromissione, decisa dal procuratore, dalla guida del dipartimento dei reati contro la pubblica amministrazione.

I dettagli della soluzione trovata (tra cui rientrerebbe anche l’impegno del Csm ad affrontare la questione dei rapporti tra i capi delle procure e i loro aggiunti) filtrano tutti da Milano. Da Roma il vice presidente del Csm Giovanni Legnini si limita a confermare il suo ruolo di mediatore e a spiegare che la proposta di applicare Robledo per un anno ad un altro distretto giudiziario è stata sottoposta a tutti e due i protagonisti del conflitto.

Ma per il vice presidente del Csm non si può dire ancora che il problema sia stato risolto: “E’ stata individuata una soluzione possibile e condivisa, che va attuata”. Un modo per evidenziare che le volontà dichiarate ora dovranno essere formalizzate: la procura generale di Venezia dovrà chiedere l’applicazione di un magistrato e Robledo dare la sua disponibilità; adempimenti che sono attesi per giovedì 15 gennaio. Il tutto poi dovrà essere cristallizzato con una delibera del plenum. “Avevamo l’obbligo di ripristinare serenità e prestigio della procura di Milano. Se questa ipotesi si verificherà l’ obiettivo è conseguito”, sottolinea Legnini.

Lui non lo dice, ma era forte in tutto il Csm la preoccupazione che il perpetrarsi di un conflitto senza fine, così come un eventuale intervento traumatico da parte di Palazzo dei marescialli, potessero indebolire ulteriormente la procura in un momento particolarmente delicato, con le inchieste sull’Expo e il ritorno del pericolo legato al terrorismo islamico. La soluzione è arrivata in corner, visto che giovedìla Prima Commissione avrebbe dovuto votare sull’avvio della procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità nei confronti di tutti e due i protagonisti del conflitto o di uno solo di loro. Una circostanza che potrebbe aver spinto Robledo a rompere gli indugi.

Ma se è indubbio che, se l’applicazione si concretizzerà, la Prima Commissione archivierà tutto, restano ancora aperti molti fronti. Su Bruti e Robledo resta il rischio di iniziative disciplinari del Pg della Cassazione e pende il giudizio del Csm sulla conferma nei loro incarichi. Così come Palazzo dei marescialli deve ancora pronunciarsi sulla decisione del procuratore di “silurare” il suo aggiunto dall’anticorruzione, avocando la delega a sé. Una decisione, quella di Bruti, che sta avendo ancora strascichi: da ultimo l’iniziativa di alcuni pm del pool di chiedere al procuratore la nomina di un nuovo responsabile, lamentando la stasi di questi mesi.