Procura Milano spiata e falsi dossier per insabbiare inchieste (Eni): 15 arresti, anche un pm

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 febbraio 2018 13:32 | Ultimo aggiornamento: 6 febbraio 2018 14:02
Insabbiamenti e depistaggi, la Procura di Milano spiata: 15 arresti, anche un pm

Procura Milano spiata e falsi dossier per insabbiare inchieste (Eni): 15 arresti, anche un pm

ROMA – L’accusa è molto pesante: secondo gli investigatori un giro di avvocati e pubblici ministeri avrebbe tramato per insabbiare inchieste, tra cui la più importante quella sulle presunte tangenti pagate dall’Eni in Nigeria. Una operazione congiunta tra la Procura di Roma e Messina ha portato la Guarda di Finanza ad effettuare 15 arresti per due associazioni a delinquere dedite alla frode fiscale, reati contro la pubblica amministrazione e corruzione in atti giudiziari. Tra i fermati anche Giancarlo Longo, ex pm della Procura di Siracusa, l’avvocato Piero Amara e gli imprenditore Fabrizio Centofanti e Enzo Bigotti, quest’ultimo già coinvolto nel caso Consip.

Un sistema di corruzione, dentro i palazzi di giustizia – questa l’accusa delle due Procure – per inventare complotti, screditare e minacciare i colleghi, scippare dossier ad altre Procure o simulare, per poi archiviare, indagini su fatti delicati di livello internazionale.

Secondo la Procura (citata dall’Ansa), i metodi usati dall’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo, magistrato arrestato oggi per corruzione e associazione a delinquere che usava il suo potere per avvantaggiare i clienti di due avvocati siracusani Giuseppe Calafiore e Piero Amara, sono esemplificati in uno dei capi di imputazione contestati: quello che riguarda il cosiddetto caso Eni. Secondo l’accusa Longo, su input di Amara, legale esterno dell’Eni, avrebbe messo su un’indagine, priva di qualunque fondamento, su un presunto e rivelatosi falso piano di destabilizzazione della società del cane a sei zampe e del suo ad Claudio Descalzi.

In realtà, per gli inquirenti che hanno arrestato anche Amara e Calafiore, lo scopo sarebbe stato intralciare l’inchiesta milanese sulle presunte tangenti nigeriane in cui Descalzi era coinvolto. Tutto ha inizio nel 2016 quando Alessandro Ferraro, anche lui tra gli arrestati, e collaboratore di Amara, sporge denuncia alla procura di Siracusa sostenendo di essere stato vittima di un tentativo di sequestro. Longo, che secondo l’accusa conosceva Ferraro in quanto aveva indagato su di lui in passato, si sarebbe assegnato il fascicolo sul presunto rapimento. E, continua l’accusa, avrebbe cominciato a svolgere una serie di indagini con acquisizioni documentali “di dubbia utilità” dicono gli inquirenti che hanno ricostruito la vicenda, “ma certamente idonee a portare a conoscenza della società ENI l’esistenza di un procedimento penale nel quale risultava in qualche modo coinvolta”.

Ferraro, nel suo racconto, avrebbe citati la figura di un personaggio, Massimo Gaboardi, tecnico petrolifero “la cui posizione, effettiva attività lavorativa, esistenza di legami con i protagonisti della vicenda, non è ben chiara, né costituì oggetto di approfondimento alcuno”, spiegano gli investigatori. Gaboardi viene sentito da Longo, prima come teste, poi indagato e avrebbe raccontato di un complotto volto a destabilizzare l’Eni. Le sue dichiarazioni sarebbero state confermate da un altro soggetto, Vincenzo Armanna. I due, secondo l’accusa, avrebbero parlato di gruppi di potere italiani e nigeriani che avrebbero complottato per destabilizzare l’Eni attraverso la delegittimazione del suo ad Claudio Descalzi.

Lo scopo, dice l’accusa, sarebbe stato determinarne la sostituzione con Umberto Vergine, ex ad di Saipem. Contestualmente sulla storia indaga però anche la Procura di Trani che nel tempo ha ricevuto tre esposti, ma siccome l’origine della vicenda sarebbe a Siracusa gli atti dei colleghi pugliesi vengono trasmessi a Longo. A luglio del 2016, però, il pm è costretto a mandare tutto alla procura di Milano che sull’Eni ha aperto un’indagine per corruzione internazionale.

“Nonostante fosse stata disposta la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Milano – scrivono i magistrati che hanno arrestato l’ex pm siracusano – Longo continuava a compiere atti nell’ambito del suddetto procedimento quali la notifica di informazione di garanzia ai dipendenti dell’Eni Luigi Zingales e Karina Litvack e a Umberto Vergine”. Tra dossier falsi e falsi verbali di interrogatorio – sempre secondo gli inquirenti – si mette su un vero e proprio piano di depistaggio. Per gli inquirenti “Gaboardi era stato pagato da Ferraro per comparire all’interno del procedimento istruito a Siracusa, come depositario di conoscenze relative al presunto complotto ordito ai danni di Descalzi e della società Eni”. I magistrati parlano di “regia occulta di Amara che, avvalendosi dell’asservimento di Longo, orchestrava una complessa operazione giudiziaria il cui fine ultimo era di ostacolare l’attività di indagine svolta dalla procura di Milano nei confronti dei vertici dell’Eni”.

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