Il procuratore di Bari: “I giornalisti non vengono intercettati sistematicamente”

Pubblicato il 14 Aprile 2011 15:48 | Ultimo aggiornamento: 14 Aprile 2011 16:36

BARI – ”Sostenere che i giornalisti che si occupano di cronaca giudiziaria sono stati o sono sistematicamente intercettati è una falsità senza precedenti, questo perché il nostro ordinamento contempla la possibilità di intercettare solo chi è indagato per gravi reati punibili con pene superiori a cinque anni di reclusione. Chiunque li abbia commessi. Compresi i giornalisti”.

E’ la replica del procuratore della Repubblica di Bari, Antonio Laudati, alle preoccupazioni espresse nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, dal segretario generale della Federazione nazionale stampa italiana, Francesco Siddi, e ”dei loro referenti pugliesi Paola Laforgia (Ordine giornalisti Puglia) e Raffaele Lorusso (Assostampa Puglia)”. Le preoccupazioni erano state espresse nei giorni scorsi perché sono stati intercettati giornalisti in una indagine fatta per scoprire la ‘talpa’ che nel 2009 consegnò al ‘Corriere della Sera’ verbali d’interrogatorio di Giampaolo Tarantini che parlava delle escort portate nelle case di Silvio Berlusconi e ‘fornite’ al vicepresidente Pd della Regione Puglia Sandro Frisullo.

Le intercettazioni fatte dalla procura ai cronisti di giudiziaria (non indagati) sono citate ampiamente dal gip di Bari Sergio Di Paola nella ordinanza emessa nei confronti di un giornalista del ‘Corriere del mezzogiorno’, accusato di essere la ‘talpa’. Per Laudati non sono stati intercettati ”giornalisti in quanto tali” ma sono ”stati disposti solo mezzi di ricerca delle prove a carico di persone sospettate di gravi reati previsti dal Codice penale, quali l’accesso abusivo ad un sistema informatico di una Procura, che configura per altro un attentato alla sicurezza delle Istituzioni Pubbliche”.

Secondo Laudati, la Procura di Bari, ”ha sempre e solo applicato la legge”: ”nessuna intercettazione – afferma il procuratore – è stata mai disposta, da quando sono io alla guida di questo Ufficio, a carico di ‘giornalisti’ in quanto tali né tanto meno per ‘controllare’ la loro importante, libera, e ribadisco, sacra attività professionale. Sono stati disposti solo mezzi di ricerca delle prove a carico di persone sospettate di gravi reati previsti dal Codice penale, quali l’accesso abusivo ad un sistema informatico di una Procura, che configura per altro un attentato alla sicurezza delle Istituzioni Pubbliche”.

”Sempre il nostro Ordinamento contempla anche – continua il procuratore – la possibilità di utilizzare le telefonate intercorse tra le persone intercettate e terzi anche quando costoro rivestano cariche istituzionali e professionali. I massimi rappresentanti della Stampa italiana e pugliese non possono non saperlo visto il sistematico ricorso della pubblicazione delle intercettazioni sui giornali”. Laudati aggiunge che ”l’inchiesta che ha portato, poi, all’arresto dell’ex consulente informatico, Andrea Morrone, fa parte di una più articolata indagine che riguarda più episodi che prefigurano in capo ad altri soggetti ipotesi di reato molto gravi, che nulla hanno a che vedere con l’attività giornalistica”.

Il procuratore conclude citando Montanelli e ponendo ”una domanda a tutta la categoria”: ”Cosa è disposto a fare – chiede – un giornalista per ottenere una notizia? Anche compiere gravi reati?”. Casi di intercettazione di giornalisti da parte della procura di Bari si erano verificati già in un’altra indagine: quella che il primo giugno 2010 ha portato all’arresto per peculato del tenente colonnello della guardia di finanza Salvatore Paglino, indagato anche per rivelazione di segreto d’ufficio e stalking.