Il procuratore Pignatone scrive al Corriere: “La ‘ndrangheta vive di omertà, anche al Nord”

Pubblicato il 24 Marzo 2011 9:21 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2011 16:01

Giuseppe Pignatone

ROMA – La ‘ndrangheta opera da sempre nel silenzio e grazie a questo suo “low profile” nello svolgere traffici e affari è riuscita ad attecchire anche fuori dai suoi confini in Calabria. La recente indagine, luglio 2010, che ha portato all’arresto di 300 persone in tutta Italia, ha aperto uno squarcio sulle infiltrazioni in Lombardia, nel cuore economico del nostro Paese. Non che prima non fosse nota la diffusione al Nord dell’associazione criminale ma questa particolare indagine ha rotto il silenzio come mai prima d’ora.

E proprio per abbattere l’omertà il procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, ha scritto una lettera al Corriere della Sera.

Caro direttore, da circa due anni, e soprattutto dopo l’attentato alla Procura generale di Reggio Calabria del 3 gennaio 2010, gli organi di informazione hanno cominciato a dedicare un’attenzione crescente alla ‘ndrangheta e a quello che essa rappresenta per la Calabria e per l’Italia. Comincia così a essere squarciato quel cono d’ombra che, salvo momentanee interruzioni (dopo l’omicidio Fortugno, dopo la strage di Duisburg), ha nascosto per decenni la criminalità organizzata calabrese a un’opinione pubblica preoccupata da altre emergenze: il terrorismo, Tangentopoli, Cosa nostra, i casalesi“.

Il basso profilo mantenuto dalle cosche ha permesso non solo affari sostanziosi ma anche una scalata sociale (e politica) che ha rischiato di arrivare fino ai vertici se non fosse stata bloccata dalle indagini: “La scelta delle cosche calabresi – continua Pignatone – di adottare una politica di basso profilo e la corrispondente scarsa attenzione dell’opinione pubblica hanno finora ostacolato la comprensione della sua reale natura di associazione mafiosa che, proprio perché tale, è capace di penetrare in strati sociali diversi, di acquisire alleanze e complicità, basate spesso sulla paura, ma a volte anche su calcoli di convenienza: pacchetti di voti per i politici, laute parcelle o buoni affari per professionisti e burocrati, capitali a buon mercato e ostacoli alla concorrenza per gli imprenditori e così via. Per lo stesso motivo non si è colta la capacità della ‘ndrangheta di progettare a lungo termine anche nei settori più delicati: un boss di San Luca è stato intercettato mentre programmava di concentrare tutti i voti controllati dalle cosche su sei candidati di assoluta fiducia, strategicamente scelti sul territorio, da far eleggere al consiglio provinciale e da portare, dopo un’adeguata sperimentazione, prima al consiglio regionale e poi al parlamento nazionale, così da avere in quelle sedi uomini propri, superando la mediazione spesso troppo complessa o ritenuta poco affidabile dei partiti“.

L’invito è alle istituzioni ma anche alla società tutta, che oggi ha l’occasione di ribellarsi rifiutando l’omertà: “È necessaria la reazione della società civile, con tutte le sue articolazioni, ognuna delle quali può svolgere un ruolo prezioso, innanzi tutto agendo secondo le regole e contrastando il silenzio e l’omertà: così si può sconfiggere questo cancro della società, come l’hanno definito i vescovi italiani, che mette a rischio l’economia e la democrazia del nostro Paese”.