Procuatori antimafia “super potenti”: il Csm non potrà bocciare le loro decisioni

Pubblicato il 17 Novembre 2010 21:27 | Ultimo aggiornamento: 17 Novembre 2010 21:37

Il Consiglio superiore della magistratura perde il potere di bocciare, facendo perdere loro efficacia, le scelte organizzative dei procuratori antimafia; se i capi delle procure decideranno di andare avanti sulla loro strada nonostante i suoi rilievi, Palazzo dei marescialli ne potrà tenere conto però quando dovrà decidere se confermarli o meno nel loro incarico, e nei casi più gravi, anche ai fini di un eventuale trasferimento d’ufficio per incompatibilità.

E’ stato lo stesso Csm a ridisegnare, con una nuova circolare, i propri poteri di controllo sull’organizzazione delle direzioni distrettuali antimafia. Una scelta indotta dalla riforma dell’ordinamento giudiziario che ha conferito ampia autonomia ai procuratori e dalla necessità di armonizzare le regole sulle dda con quelle sulle procure che si occupano di reati comuni alle quali il Csm ha già messo mano un anno fa: con la cancellazione della norma che prima consentiva a Palazzo dei marescialli di approvare o di respingere i programmi organizzativi dei capi degli uffici requirenti e ora permette solo di esprimere rilievi non vincolanti.

Sugli assetti delle procure antimafia e dunque sugli eventuali contrasti che dovessero sorgere tra il procuratore distrettuale e i sostituti che si vedono negare l’ingresso nella Dda, però il Csm mantiene un ”potere di verifica più sensibile”, come evidenzia la stessa relazione di accompagnamento alla circolare: valuta se il piano del capo della dda è conforme alle regole; diversamente formula atti di indirizzo, che vincolano il procuratore a una nuova valutazione; e se le modifiche non sono ancora coerenti con le proprie indicazioni, può ancora avanzare rilievi.

E se è vero che il capo della Dda resta libero di adeguarsi o meno , così come di sospendere o no il progetto impugnato, il Csm potrà tenerne conto anche in occasione delle periodiche valutazioni sulla professionalità, alle quali sono legati ora gli avanzamenti di carriera ed economici dei magistrati.