Psicosetta a Novara, il racconto di una delle schiave del “Dottore”: la botola nell’armadio, il mondo magico…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Luglio 2020 9:35 | Ultimo aggiornamento: 21 Luglio 2020 9:42
Psicosetta a Novara

Psicosetta a Novara, il racconto di una delle schiave del “Dottore”: la botola nell’armadio, il mondo magico… (foto ANSA)

Sono scattate due anni fa, in seguito alla denuncia di una ragazza di 24 anni, le indagini che hanno smantellato la psicosetta di Novara.

La giovane ha raccontato di essere entrata nella psicosetta quando aveva appena 8 anni, spinta da un famigliare, e di essere diventata ben presto una delle schiave del ‘dottore’, il 77enne ritenuto a capo dell’organizzazione da una trentina di anni.

“Lui decide tutto, Lui sceglie chi puoi frequentare, Lui ti lascia frequentare i luoghi fatati o ti punisce” ha raccontato Anna. Una botola nell’armadio le permetteva di entrare nel mondo “magico, fantastico, segretissimo” fatto di colori e fiabe.

Domenica sono scattate una cinquantina di perquisizioni tra Milano e Pavia, ma soprattutto in provincia di Novara. In primis nell’abitazione nel parco del Ticino, a pochi passi dal fiume dove “il Dottore” abita da tempo “perché Milano è troppo frenetica, qui è un posto tranquillo”, come ha raccontato in Comune, tra i boschi dove aveva creato il suo mondo. 

L’anziano, come altre 25 persone, è indagato per associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù ed alla commissione di numerosi e gravi reati in ambito sessuale.

Sono state eseguite 26 perquisizioni personali e 21 perquisizioni locali, ”che hanno fornito ampio materiale di prova (tra documenti, dvd, pen drive con filmati) alla denuncia della giovane e alle altre testimonianze che abbiamo raccolto nel corso dell’inchiesta e altri particolari” spiega il questore di Novara, Rosanna Lavezzaro.

L’indagine

I riscontri hanno documentato che almeno fino al 2011 erano rimaste coinvolte delle bambine. Le ragazze dovevano essere sempre a disposizione solo del ‘dottore’ e del gruppo di donne che lo affiancava nella gestione della setta: un centro con psicologhe professioniste (nonché membri della setta) aiutava a fare il ‘lavaggio del cervello’ alle prescelte, indotte a lasciare famiglia e amici (quando, invece, non erano proprio i familiari a portarle nel gruppo).

Le ‘prescelte‘ venivano introdotte a “pratiche magiche” tra le quali, soprattutto, si annoveravano di tipo sessuale, vere e proprie torture. Che servivano, nella logica impartita dal leader, ad annullare “l’io pensante”, “accendere il fuoco interiore” ed entrare in un “mondo magico, fantastico e segretissimo”.

Si stima fossero almeno una cinquantina le altre “prescelte” nell’arco dei trent’anni. Altre ragazze reclutate nelle scuole di danza o nelle altre attività riconducibili alla setta. Come la scuola di “Spada celtica”, erboristerie, botteghe di artigianato, una casa editrice, dove spesso finivano per lavorare.

Prima indottrinate da psicologhe che “da vittime erano diventate carnefici”, spiegano gli investigatori. Mostravano loro il mondo di fiabe, spacciato come “giusto” alternativa al resto del mondo “sbagliato”, come lui ripeteva.

“Liberarsi da questo giogo – spiegano la dirigente della Mobile di Novara, Valeria Dulbecco, e il dirigente dello Sco, Marco Martino – era davvero molto difficile. Perché le ragazze avevano rotto i ponti con la vita reale. Il ‘dottore’ decideva l’indirizzo di studi, i corsi formativi o il lavoro che le ragazze dovevano effettuare. Quasi sempre presso le attività commerciali legate all’organizzazione, con il fine di vincolarle indissolubilmente al gruppo settario”. (fonti ANSA, LA REPUBBLICA)