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Puglia, escort e tangenti in cambio di appalti: 12 arresti, anche sindaci di Torchiarolo e Villa Castelli

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Puglia, escort e tangenti in cambio di appalti: 12 arresti, anche sindaci di Torchiarolo e Villa Castelli

BRINDISI – Tangenti ed escort in cambio di appalti. Lo scandalo arriva dalla Puglia, dove il 23 ottobre è scattato l’arresto di 12 persone, tra cui anche i sindaci di Torchiarolo, Nicola Serinelli, e di Villa Castelli, Vitantonio Caliandro. Le indagini iniziate nel 2014 hanno portato a individuare una presunta associazione per delinquere finalizzata a compiere reati contro la pubblica amministrazione, tra cui la corruzione, con favori concessi da amministratori pubblici, sia dirigenti che politici, a una società di rifiuti di Carovigno, in provincia di Brindisi.

Sono emerse anche condotte di finanziamento illecito dei partiti, truffa aggravata per il conseguimento di contributi pubblici, ma anche ipotesi, a vario titolo, di favoreggiamento della prostituzione. I fatti sarebbero stati commessi, secondo quanto accertato dai carabinieri, fino al novembre del 2015. Chiara Spagnolo su Repubblica scrive:

“Le manette sono scattate per 12 persone, fra cui il sindaco ed il vicesindaco di Torchiarolo, Nicola Serinelli e Maurizio Nicolardi; il sindaco di Villa Castelli, Vitantonio Caliandro;  il vicesindaco di Poggiorsini (Area metropolitana di Bari), Giovanbattista Selvaggi; il direttore generale dell’Azienda di Servizi Ecologici – Ase di Manfredonia (Foggia), Giuseppe Velluzzi  e vari altri incaricati di pubblico servizio”.

L’inchiesta è iniziata nel 2014 e già nel febbraio 2016 ha portato all’arresto dell’allora sindaco di Brindisi, Cosimo Consales, accusato di aver preso tangenti per favorire un’altra società che coordinava la raccolta dei rifiuti in provincia:

“L’ipotesi dell’indagine che ha portato agli ulteriori arresti è che gli amministratori pubblici – in associazione tra loro – avrebbero alterato le gare dei rispettivi Comuni, per favorire una ditta di raccolta della spazzatura con sede a Carovigno. In cambio i pubblici ufficiali corrotti (sindaci e dirigenti) avrebbero ottenuto cospicue mazzette. Oltre ai reati immediatamente collegati all’alterazione delle gare pubbliche, la Procura di Brindisi ha contestato agli indagati anche una serie di reati minori, tra i quali finanziamento illecito ai partiti, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falso e addirittura favoreggiamento della prostituzione”.

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