Quargnento, fermato il proprietario della cascina esplosa: voleva i soldi dell’assicurazione

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Novembre 2019 15:08 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2019 8:49
Quargnento, un fermo per la morte dei vigili. E' il proprietario della cascina Giovanni Vincenti?

Quargnento, la cascina subito dopo l’esplosione (Foto Ansa)

ROMA – C’è una persona fermata per la morte dei tre vigili del fuoco nell’esplosione di Quargnento (Alessandria). Si tratta di Giovanni Vincenti, il proprietario della cascina. In un primo momento, i carabinieri non si erano sbottonati sull’identità del fermato, anche se Vincenti è stato ascoltato per 5 ore e appariva dunque probabile fin dall’inizio che il fermato potesse essere proprio lui. Vincenti, dicono i carabinieri, è ritenuta responsabile di disastro doloso, omicidio e lesioni volontarie per l’esplosione che la notte tra il 4 e il 5 novembre ha distrutto un cascinale. 

Il procuratore di Alessandria, Enrico Chieri, ha spiegato in conferenza stampa che c’è una tentata frode all’assicurazione dietro la tragedia di Quargnento. Vincenti avrebbe confessato, negando però l’intenzione di volere uccidere. Giovanni Vincenti e la moglie erano “fortemente indebitati”. Anche la moglie è indagata a piede libero. “Lo scorso agosto – rivela il magistrato – l’assicurazione dell’edificio era stata estesa al fatto doloso. Il premio massimale era di un milione e mezzo di euro”.

Il timer trovato a casa di Giovanni Vincenti.

Il foglio di istruzioni del timer che ha provocato l’esplosione della cascina di Quargnento è stato ritrovato dai carabinieri nella casa di Giovanni Vincenti. Il bugiardino si trovava sul comò nella camera da letto. Il particolare è stato reso noto dagli inquirenti nel corso della conferenza stampa.

“Il timer era stato settato all’1.30 ma accidentalmente c’era anche un settaggio alla mezzanotte. Questo ha portato alla prima modesta esplosione che, ahimè, ha allertato i vigili del fuoco”. Il procuratore di Alessandria, Enrico Cieri, ricostruisce così l’esplosione della cascina di Quargnento in cui sono morti tre vigili del fuoco nella notte tra il 4 e il 5 novembre. L’esplosione doveva essere una sola ma l’errore nella programmazione del timer, collegato alle bombole del gas, ha provocato la tragedia.

Vincenti poteva evitare la tragedia.

Giovanni Vincenti poteva evitare la tragedia. Lo spiega il procuratore di Alessandria, Enrico Cieri. “La notte della tragedia Vincenti è stato informato da un carabiniere che il primo incendio era quasi domato – spiega il magistrato – Vincenti non ha detto che all’interno della casa c’erano altre cinque bombole che continuavano a far fuoriuscire gas. Era intorno all’1, ci sarebbe stata mezz’ora di tempo per evitare la tragedia”.

Quargnento: la svolta dopo i funerali dei vigili del fuoco.

La svolta nelle indagini a poche ore dai funerali solenni di Antonino, Marco e Matteo nella cattedrale dei Santi Pietro e Marco di Alessandria, alla presenza tra gli altri del premier Giuseppe Conte, del presidente della Camera Roberto Fico e del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. “Dovete beccarli, dovete fare di tutto per beccarli”, è stato l’appello che i parenti delle tre vittime hanno rivolto nell’occasione al presidente del Consiglio. “Bisogna capire perché e chi ha fatto questo”, è l’invito pressante del comandante provinciale dei vigili del fuoco, Roberto Marchioni, nell’esprimere la “rabbia” dei pompieri di fronte a questa tragedia. Le indagini hanno portato in pochi giorni ad un primo risultato grazie alle attività dei carabinieri, agli ordini del colonnello Michele Angelo Lorusso.

Numerosi gli accertamenti tecnici e gli interrogatori, tra cui nelle ultime ore quello di Giovanni Vincenti, proprietario dell’immobile andato distrutto a Quargnento. L’uomo, che gli inquirenti avevano già ascoltato più di una volta, ha risposto per diverse ore alle nuove domande degli investigatori. “Non ho informazioni da dare, gli inquirenti stanno facendo accertamenti”, afferma il figlio di Vincenti, Stefano, contattato al telefono.

In caserma anche un avvocato, Laura Mazzolini del foro di Alessandria, e due donne, che arrivano e se ne vanno in auto nell’arco di una ventina di minuti. “Ho assistito all’interrogatorio, non posso dire nulla”, si è limitato a dichiarare il legale lasciando gli uffici dell’Arma in piazza Vittorio Veneto poco prima delle 2 del mattino. “Penso che tra poco – ha aggiunto – avrete delle dichiarazioni ufficiali”. Poco dopo ha lasciato la caserma anche il procuratore Cieri, limitatosi ad un “no” con la mano rivolto dall’auto ai giornalisti. Davanti al Comando provinciale anche alcuni cittadini che, saputo dell’interrogatorio, hanno raggiunto gli uffici dell’Arma. (Fonti Agi e Ansa).