Raffaele Sollecito: “Sono vittima di un processo ‘Amandocentrico’”

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 febbraio 2014 13:33 | Ultimo aggiornamento: 7 febbraio 2014 13:34
Amanda Knox,  Raffaele Sollecito

Amanda Knox, Raffaele Sollecito

BARI  – “Non sono stato mai ascoltato. E’ stato sempre un processo ‘amandocentrico’. Di me non si è mai detto nulla. Solo che ero il fidanzato di Amanda”.

Lo ha detto Raffaele Sollecito raggiunto al telefono dall’Ansa nella sua casa a Bisceglie dove si trova dopo la sentenza della Corte d’Appello di Firenze che ha condannato lui e Amanda Knox per l’omicidio di Meredith Kercher.

“Non so quanto l’aspetto mediatico possa aver condizionato il giudizio, ma sicuramente – ha aggiunto – ha avuto un grande ruolo in quanto abbiamo sentito dalle stesse parole del giudice Nencini, del presidente, che i giurati facevano molte domande su quello che vedevano in televisione”.

“Mi hanno sempre messo da parte – ha detto ancora -. Adesso il giudice Nencini, dopo la sentenza, mi dice ‘lui non si è fatto interrogare’. E’ falsissimo perché io ero sempre disponibile”. “Il problema – ha proseguito – è che mai nessuno mi ha chiesto nulla perché si sono concentrati su Amanda e di me si sono completamente dimenticati”.

“Io non sono mai stato ascoltato con un avvocato – ha detto ancora – In Questura ero senza avvocato. Ero da solo davanti a non so quanti poliziotti; hanno messo la firma, mi pare più di 20 addirittura. Ero solo con i poliziotti che, nel contempo, tra il 5 e il 6 (novembre 2007, ndr), avevano un po’ cambiato atteggiamento nei miei confronti”.

“Erano diventati molto crudi – ha proseguito – e mi avevano messo in una situazione di stress particolare. Nonostante non abbia fatto nessuna dichiarazione particolare, ho semplicemente fatto tanta confusione. Nel senso che non riuscivo a ricordare e dare contezza del giorno di cui stavamo parlando. Sono dichiarazioni agli atti, ma non sono utilizzabili”.